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12 novembre 2012 , ,

Rover

ROVER

2012 - Wagram / Audioglobe
[Uscita: 12/11/2012]

Rover ROVER 2012 – Wagram / Audioglobe  # Consigliato vivamente da DISTORSIONI

 

Non capita spesso di mettere sul piatto un disco di cui non sai nulla e avere subito la sensazione di avere davanti un album dalla forte personalità, un’opera densa, piena di emozione e sentimento, con canzoni magnifiche tutte anima ed emozione. Ma procediamo con ordine e vediamo di scoprire chi si cela dietro questo improbabile moniker: intanto il nome Rover lo si deve proprio alla passione del nostro per l’eleganza retro che caratterizzava i modelli della casa automobilistica inglese, ora di proprietà indiana; lui è Thimothée Regnier, francese, ma vissuto prima a New York e poi in Libano dove ha fondato la banda punk New Governments, tornato in Europa ha avuto l’idea del progetto Rover durante un soggiorno berlinese e ha poi realizzato il disco in un isolato casolare della Bretagna, e come se non bastasse a mescolare ancor più le carte canta in inglese e ha registrato il disco con solo apparecchiature analogiche e nessuna creata successivamente al 1984. Aggiungiamo pure il suo  corpaccione massiccio e ingombrante, un look retro fra rampollo della nobiltà ottocentesca e inquieto protagonista di un film del Free Cinema, e ci possiamo fare l’idea dell’eccentrica e intrigante figura di questo musicista.

 

La prima cosa che colpisce è lo straordinario lavoro che l’artista fa sulla voce, una grande capacità di modularla, variarla di tono e intensità, già l’iniziale Aqualast, l’impossibilità di amarsi a causa della lontananza, lo vede passare con disinvoltura dai toni scuri, baritonali a quelli del falsetto, ma è poi lungo tutto l’album che quasi camaleonticamente la sua voce muta continuamente di registro. Fino alla conclusiva La Roche, traccia fantasma, cupa ballata con vigorosi accenti soul, la canzone che Van Morrison non fa più da molti anni, e che ci conferma la straordinaria duttilità della voce di Rover  e la bravura e maturità della sua scrittura. Almeno tre riferimenti vanno fatti, il primo a David Bowie, la voce di Rover la richiama per timbro sonoro e ne ha sicuramente imparato la lezione, si ascolti Full Of Grace, quello di Anthony Hagerty, per l’eleganza e la raffinatezza del suo pop da camera e l’espressionismo della voce, e infine Thom Yorke, prendete Silver, fosse stata una outtake da “Ok Computer” pochi si sarebbero stupiti, tanto la modulazione della voce e lo sperimentalismo pop di Rover si avvicinano qui a quelli dei Radiohead.

 

 

Un forte e mai melenso romanticismo pervade le tracce, una vena malinconica che affiora fra amori finiti, amori impossibili, delusioni e amarezze, impietose scarnificazioni della propria anima, ma senza mai indulgere nel sentimentalismo, nel tragico, perché in fondo “Rover” è un’opera vigorosa, matura, intima, ma non solipsistica: «Con la tristezza ho un rapporto particolare, non la considero un nemico. I sentimenti negativi possono essere nostri alleati e aiutarci a risollevarci». Avventuratevi con animo aperto e attento  in questo viaggio burrascoso e travolgente sotto la guida di Rover. Uno dei miei dischi dell’anno, e, se mi consentite una battuta ironica, il miglior album di Van Morrison dai tempi di “Astral Weeks”.

Ignazio Gulotta

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