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21 giugno 2017

Vita Bergen

RETRIEVER

2017 - Glitterhouse Records
[Uscita: 2/06/2017]

Svezia

 

Formatasi a Goteborg nel 2013 la giovane band capitanata dal cantante William Hellström, anche basso e percussioni, e dal chitarrista Robert Jallinder, autori anche di tutte le canzoni di “Retriver”, continua a bruciare le tappe verso il succeso, e dopo l'esordio con “Disconnection”, registrato in modo quasi casalingo, hanno avuto accesso a moderni studi di registrazione a Los Angeles. E così, grazie soprattutto al buon riscontro dei loro live, quasi sempre sold out, i Vita Bergen hanno potuto disporre di un budget consistente e vedono aprirsi la strada per un possibilmente ancor più ampio riconoscimento internazionale. Oltre ai due leader i Vita Bergen, in svedese “montagne bianche”, sono composti da altri quattro musicisti, un batterista Gustaf Gunér, due tastieristi, Hampus Bergh e Jacob Kullberg, un chitarrista e bassista, Andreas Jallinder.

 

Rispetto al disco di esordio quel che salta alle orecchie immediatamente, oltre a una produzione più curata e professionale, è il ruolo sempre più importante assunto da synth e tastiere a discapito delle chitarre. Il suono risulta così avvicinarsi al synth pop, genere nel quale il pop svedese ha dato esempi eccellenti, si pensi soltanto a molte produzioni targate Labrador, ma qui non manca nemmeno il riferimento ai gloriosi Abba, in particolare per una certa magniloquenza orchestrale e per la tendenza a virare verso brani ballabili. Il risultato è un insieme di canzoni, otto per un totale che sfiora i trenta minuti, in genere gradevoli, ma che difficilmente riescono a emozionare, a vibrare di autentica vita e passione. Apprezzabile la capacità espressiva del cantante, particolarmente riuscito in Transmission e Black Satellite, che colora di malinconia le canzoni, ma certo il disco vola via senza davvero lasciare tracce significative in chi ascolta, ma non dubitiamo che alcune di queste canzoni possano dimostrarsi efficaci per le programmazioni radiofoniche, hanno una loro orecchiabilità, buon senso del ritmo, come dimostra il primo singolo Nixon o Brand New Day. Insomma le perplessità che già avevamo espresso sul loro primo disco non vengono fugate da “Retriever”.

Voto: 6/10
Ignazio Gulotta

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