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7 agosto 2012 ,

Redd Kross

RESEARCHING THE BLUES

2012 - Merge Records
[Uscita: 7/08/2012]

REDD KROSS, “Researching the blues#  Raccomandato a grandi e piccini

 

Tornano i Redd Kross con un nuovo disco,"Researching the blues", dopo quindici anni di lontananza da lavori di lunga durata (il disco precedente, "Show world", era del 1997; nel 2006 c’erano stati un paio di Ep). Ma sembra che il tempo non sia passato affatto: quest’ultimo lavoro è un concentrato di power pop virato verso il garage che ruggisce di un’energia davvero inaspettata per una band che ormai consideravamo “in pensione” (ma il recente ritorno di Jeff McDonald come bassista degli Off! ci aveva fatto ben sperare). I fratelli McDonald dimostrano di essere ancora maestri di songwriting e ancora ben capaci di ben miscelare le innumerevoli influenze e stili che hanno caratterizzato la storia della band, dalle origini punk (quando si chiamavano ancora Red Cross e infiammavano la scena hardcore californiana con pezzi come S&M party) fino al garage pop di metà anni Ottanta e al power pop dei Novanta.

 

Il disco parte subito esplosivo, con la title-track, nonché singolo dell’album, che sfodera un riff assassino di marca garage vecchia scuola, tra i Kinks e gli Stooges di "Fun House", in cui chitarre e sezione ritmica cavalcano insieme verso l’eplosione sonora del ritornello. Stay away from downtown è una canzone costruita su un potente giro d’accordi di stampo power pop (ma che ricorda anche gli ultimi Husker Du); così come One of the good ones, un pezzo power pop da manuale, cui non manca nulla: chitarre morbide ma mai melense, una linea melodica destinata a rimanere in testa al primo ascolto, un refrain accattivante, handclapping e cori smorfiosi, con tanto di rutto finale che sta lì a ricordarci come il rock’n’roll sia una questione di viscere più che di cervello. Ma quando la band sfodera la sua cattiveria riesce ad offrire i risultati migliori: Uglier è una bomba garage-punk pronta ad esplodere ad ogni ascolto, sguaiata e ruffiana quanto basta per diventare il pezzo di punta del disco. Stesso discordo per The nu temptation, pezzo stoogesiano filtrato attraverso il garage revival à la Miracle Workers.

 

Ma la band riesce anche a rilassarsi con sonorità più pop (che a tratti sfiorano addirittura lo shoegaze: provate ad ascoltare un pezzo come Dracula’s daughter), senza perdere un minimo di immediatezza. Researching the blues è un disco, insomma, che riesce a sfruttare a proprio vantaggio un’eterogeneità che non tutti avrebbero saputo gestire così bene, trasformando una serie di spunti di vario genere in un disco rock’n’roll forse tra i migliori della stagione. La lunga attesa è stata ripagata alla grande. 

Luca Verrelli

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