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22 ottobre 2016 ,

MONO

REQUIEM FOR HELL

2016 - Pelagic Records-Temporary Residence
[Uscita: 14/10/2016]

Giappone      

 

Mono a2637567525_16A giganteggiare nell’ultimo album dei MONO c’è la copertina di Gustave Dorè che mostra “La moltitudine degli angeli” in una scena del “Paradiso” di Dante Alighieri. Takaakira "Taka" Goto ha raccontato che dopo essersi imbattuto casualmente nel capolavoro dantesco ne sia rimasto profondamente affascinato. Immaginiamo che il chitarrista giapponese non abbia letto tutta l’opera dantesca, ma che sia rimasto colpito dalla straordinaria potenza delle litografie di Gustave Dorè che ne illustrano molte edizioni. E non è un caso se in quelle litografie ritroviamo molti dei temi cari alla band giapponese: il conflitto tra luce e buio, la coesistenza del mondo dei vivi con quello dei morti, la mutua attrazione tra amore e morte, l’affinità che lega insieme la gioia alla sofferenza, il percorso impervio che ogni anima deve compiere per raggiungere la salvezza. La produzione di "Requiem For Hell", affidata a Steve Albini consente di recuperare  quello spirito che aveva reso indimenticabili lavori come “You Are There” (2006) e “Hymn To The Immortal Wind“ (2009).

 

L’album inizia con la potenza immaginifica di Death In Rebirth, che avevamo già apprezzato nello split realizzato nel 2015 con i berlinesi The Ocean. Death In Rebirth è il monoterritorio di confine tra la vita e la morte, in cui l’esistenza sembra avvolgersi come in un film. Il silenzio di questi spazi lo ritroviamo invece in Stellar, impreziosito dal violoncello di Helen Money. La title track è il brano più debole di tutto l’album e descrive le vicende di chi (Dante) nel ricercare idealmente la propria donna (Beatrice) perda la speranza cadendo in un inferno da cui riuscirà a risollevarsi solo con la fede. Ma i contrasti tra la luce e l’ombra seguono gli andamenti ciclici dell’alternarsi della vita e della morte. Ecco allora che il battito del cuore di Ely (figlio del proprietario mono1della Temporary Residence ed amico della band), registrato nel grembo materno, diviene la metafora di un palpito di vita che nasce nel buio e si apre poi alla luce. E ci piace anche pensare che alle tenebre debba seguire sempre la luce, come rappresentato nella conclusiva The Last Scene che mostra la contemplazione della luce divina di fronte alla moltitudine degli angeli. E’ tuttavia un paradiso triste quello dei MONO, come se quella fonte di luce nascondesse, in realtà, un abisso incolmabile. 

 

Voto: 7/10
Felice Marotta

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