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19 marzo 2012 ,

Wooden Shjips

REMIXES – EP

2012 - Thrill Jockey
[Uscita: 21/02/2012]

# Consigliato da DISTORSIONI

Ripley Johnson e soci sembrano averci preso gusto. Dopo il remix di Looking Out affidato lo scorso anno ai Peaking Lights questa volta i Wooden Shjips danno alle stampe questo EP (12" in edizione limitata e digital download) costituito da un remix, un mash-up ed un inedito. Ora, i quattro space-rockers californiani sembrano ben intenzionati a sfruttare l'onda lunga dei consensi ricevuti da stampa e audience con "West" e lo fanno senza tradire loro stessi. "Remixes" è un buon lavoro, intrigante ed ipnotico; una  buona occasione per rimettersi in viaggio, ciascuno scelga il proprio.

 

Il primo nome chiamato in causa è quello del veterano Andrew Weatherall; produttore della seconda fatica di Fuck Buttons e DJ storico della scena londinese, ha remixato brani di gente come Primal Scream e Bjork (ma la lista è lunga), mentre fanno capo a lui progetti come The Sabres Of Paradise e Two Lone Swordsmen. La sua versione di Crossing (da "West") si muove in un'acida dancehall; viene spogliata della spessa coltre chitarristica per lasciare in primo piano il giro di basso che, assieme ad una batteria resa scarna, costituisce il loop sul quale la voce di Ripley Johnson appare in tutta la sua evidente vena morrison-iana. I sintetizzatori con i quali Weatherall gioca spostando i valori di risonanza, collocano il brano in una zona di confine tra space rock psichedelico ed una trance-techno dal sapore anni 90.

 

Dietro al moniker Sonic Boom si cela lo sciamano Pete Kember, ovvero il cantante e chitarrista degli Spacemen 3, la ormai storica, o quasi, rock band psichedelica a cui i Wooden Shjips devono  molto in termini di ispirazione. Kember, avendo partecipato alle sessioni di mastering di "West", sembra ne sia rimasto così affascinato da voler produrre un mash-up dell'album prendendone diversi segmenti. Il risultato è Wiking Stew, un torrente di suono dalla superficie cangiante che scendendo a valle si increspa per poi gonfiarsi, ingrandendosi fino ad assumere le dimensioni di un fiume piena, trascinando con sé anche gli argini o ciò che ne rimane.

 

Ursus Maritimus nasce dalla collaborazione che Ripley Johnson ha intrapreso a distanza con Kandodo, ovvero Simon Price della stoner-noise band inglese The Heads, altro gruppo fortemente influenzato dagli Spacemen 3. Il brano, forse il migliore dell'operazione, potrebbe essere descritto come una lenta drone-music lisergica, un'ipnosi senza soluzione di continuità dove synth e chitarre giocano attorno al tema, lo enfatizzano ed inspessiscono rendendolo infine sempre più evocativo, quasi a celebrare il tramonto ritratto sulla copertina.

27 minuti in totale di una musica non destinata esclusivamente ai fan più devoti.

Ancora una volta, buon viaggio.

Aldo De Sanctis
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