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10 maggio 2012 ,

Steve Smyth

RELEASE

2012 - Permanent/Shock Records
[Uscita: 19/03/2012]

steve-smyth# Consigliato da DISTORSIONI

Steve Smyth ci racconta nel suo sito web che da piccolo era talmente inquieto che i suoi genitori furono costretti a legarlo ad un albero per tenerlo fermo, insomma era già nato errante e vagabondo.  Dopo la santa messa domenicale correva a  casa ad imparare ogni sorta di strumento, chitarra, pianoforte, oltre ad ascoltare la radio dai vicini di casa, con una particolare folgorazione per i Nirvana. Neil Young in regalo per natale è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso: dopo le sue orecchie hanno assorbito ogni sorta di melodia e grazie ad un amico, di quelli veri, blues, country e bluegrass non hanno avuto più segreti per lui.

 

Fatale per lui il trasferimento in quel di Londra, andando in tour con gente come Ben Harper ed adesso finalmente il sospirato debutto. "Release"  è uno di quei dischi che appena iniziano ti fanno pensare  ‘ma questa voce io l'ho già sentita’,  e rievochi dentro centinaia di ascolti di artisti simili, anime smarrite alla ricerca del proprio essere, come i fantomatici rain dogs dell'immenso Tom Waits . Il fantasma di Jeff Buckley, il mitizzato ed intoccabile figlio di Tim, fa prepotentemente capolino nelle dolorose e sofferte dieci tracce che compongono questo lavoro d'esordio del cantautore di Sydney, Australia. Barbiturate Cowboy and His Darkness che apre il disco è pura cartavetro Tom Waits, perfettamente miscelata a rimandi vocali a Buckley (jr.); lo stesso si può dire di Bar made Blues, presentata da un delizioso video che vede Smyth confuso nella folla di turisti al Sacro cuore di Parigi, voce  e chitarra da vero chansonnier.

 

I brani di maggior impatto e più facilmente memorizzabili sono Midnight in the Middle e Endless Nowdays, con un banjo che tratteggia il tutto, In a place invece è molto intimista e No Man's land, stupenda, ha una chitarra appena più pronunciata: su tutto la voce angosciata di Smyth, quasi ad evocare i fantasmi del suo passato.  Anche troppo sdolcinata  Stay young nella quale il nostro duetta con la voce da usignolo di Juanita Stein degli  Howling Bells, misconosciuta formazione australiana con due dischi all'attivo passati inosservati da noi.  There is a light ricorda anche troppo da vicino Buckley così come la conclusiva Too much a nutin'.

 

A volte Steve da l'impressione di tirare anche troppo la voce - ma forse si tratta di una pura sensazione d'ascolto -  sforzandosi di assomigliare ai suoi modelli di riferimento, e ci metto dentro anche l'enigmatico Josh.T. Pearson di cui abbiamo parlato più volte su queste pagine. Steve non è certo come Jeff  ‘una goccia pura in un oceano di rumore’, il suo songwriting non tocca le vette liriche del compianto figlioccio di Buckley inghiottito dalle acque del Mississipi: qui dentro non troverete qualcosa che si avvicini alle sue mirabolanti composizioni, ma solo dieci sofferte ballads del "latest little troubadour", per lui capelli lunghi e barba d'ordinanza, tanta passione e classe a sufficienza per elevarlo dalla massa. Procuratevi questo disco: ok, il mercato è pieno zeppo di artisti simili ma Steve Smyth non è uno dei tanti, fidatevi.

 

Ricardo Martillos

Video

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