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19 aprile 2012 , ,

Sleigh Bells

REIGN OF TERROR

2012 - Mom+Pop
[Uscita: 21/02/2012]

Sleigh Bells – Reign of Terror Non nascondo che avevo un tot di aspettative per il ritorno degli Sleigh Bells dopo il debut “Treats” che nel 2010 era stato capace di vendere oltre 150mila copie e di colpire per livello di impatto sonoro che sembrava fatto apposta per testare le casse degli impianti autoradio più estremi. A distanza di due anni, di acqua sotto i ponti sembra esserne passata parecchia se il duo formato da Derek Miller e Alexis Krauss ha abbandonato la NEET di M.I.A. per firmare con una sotto-etichetta della Sony (la stessa dei Neon Indian) e se ora presenta il loro nuovo “Reign of terror” anche attraverso lo streaming sul sito del New York Times. Ritorno accompagnato dall’hype scatenato dal debutto che aveva colpito per la potenza sonora degna dell’elettroclash anni ‘90 accompagnata da un cantato in stile cheerleader e zucchero filato, fatto apposta per i giovani americani MTV. Sembrava promettere bene anche se i due singoli apripista, Born to lose dalla tematica suicida e sonorità in pieno stile shoegaze e il  più melodico ed impregnato di tastiere anni ’80 Comeback Kid  lasciavano già interdetti al riguardo.

 

In questo capitolo, infatti, se le premesse erano di alzare ancora di più il livello del rumore, in realtà si preme di più l’accelleratore del versante pop e dell’ascoltabilità per le collage-radio dando risalto a quello che in “Treats” era più un elemento collante al muro del suono che si era eretto, rendendo questo disco la copia sbiadita del primo. Sembrano esserci fisicità e energia, come nell’iniziale intro da live in stile Atari Teenage Riot,  True shed guitar,  o nello stomp in stile We will rock you di Crush ma anche voglia di divertirsi più che di far male, e solo in tracce come Demons o nella conclusiva ed austera DOA i nostri sembrano ricordarsi della lezione del predecessore, per poi abbandonarla subito a discapito di motivetti accattivanti e trasognati come End of the line che, seppur intrisi di bombardamenti di drum-machine e schitarrate, fanno trasparire l’aspirazione pop-radiofonica.

 

Insomma tutto il progetto Sleigh Bells, a partire dall’immagine alla confezione sembra davvero studiato meticolosamente per essere la prossima Next Big Thing. Nella maggioranza dei casi i pezzi anche se concepiti  nell’ottica di colpire la massa, dopo qualche ascolto attento funzionerebbero anche, ad eccezione di altri come Never Say Die sempre in stile tweet-pop  e Leader Of The Pack che suonano troppo come riempitivi. Resta però l’incognita sulla crescita di un gruppo che se ha scelto volutamente questa strada di compromesso, sembra inevitabilmente avviato a cadere nel dimenticatoio abbastanza in fretta.

 

Ubaldo Tarantino

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