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27 aprile 2014 ,

Bardo Pond

REFULGO

2014 - Three Lobed Recordings
[Uscita: 25/03/2014]

bardo pondL’ultima uscita discografica dei Bardo Pond, lo diciamo chiaramente, non è niente più che un feticcio per collezionisti e fans più accaniti. “Refulgo”, questo il titolo, è uscito a fine marzo come doppio lp, in sole mille copie, in occasione del ventennale dalla nascita del gruppo originario di Philadelphia. Il materiale raccolto non è frutto di registrazioni fresche, di nuove ispirazioni, si compone di episodi rimasti fuori dalla discografia dei Bardo Pond; singoli di vent’anni fa, brani stampati in 7’’ e inediti vari, pur estratti dai primi tre iper-prolifici anni di carriera. Niente per cui drizzare le antenne se non si è folli amanti dei cinque americani, dunque, per due ragioni fondamentali: la prima sta proprio nello scopo essenzialmente celebrativo della raccolta, con la conseguenza che l’appeal delle dodici tracce di “Refulgo” sta tutto nella loro comparsa dopo anni di accantonamento. E poi perché, di fatto, i Bardo Pond dopo un inizio di carriera piuttosto interessante, si sono arenati, specialmente nell’ultimo lustro, in una serie di uscite (album o ep che fossero) mediocri; qualche seduzione, qualche composizione interessante (vedere per credere l’apertura di “Rise Above It All”, ep dell’anno scorso) e poco altro. Protagoniste delle composizioni sono sempre state le distorsioni, le chitarre strazianti e lisergiche, ai limiti della noise.

 

Poche note a reggere intere canzoni, liriche struggenti e ritmiche assottigliate a completare l’opera. Tutto molto efficace e magnetico, fino a quando la scrittura non diventa troppo astratta e statica. Già, perché poi una composizione fiacca bardo ponddiventa insostenibile, ancor di più per uno stile come quello dei Bardo Pond, che rischia di sconfinare spesso nella noise più incontrollata o in jam sessions non digeribili. La punta di diamante erano le precise note allucinogene di cui erano pieni i dischi della seconda metà degli anni novanta: per porre le coordinate, “Bufo Alvarius, Amen 29:15”, esordio del 1995, i seguenti “Amanita” e “Lapsed”, rispettivamente 1996 e 1997, e le collaborazioni con Roy Montgomery che hanno fruttato “Well Oiled” (1997) e “Under Glass” (1999). Scavalcato il millennio, i Bardo Pond non hanno saputo ripetersi, quantomeno con continuità, e le ultime uscite ne sono la conferma. E chiaramente non poteva pensarci “Refulgo”, con la sua tracklist da raccolta di fine carriera, a risollevare il destino dei cinque di Philadelphia, né a riaccendere i fari su di essi.

 

Tra i riff più indovinati, nel disco, ci sono il protagonista di Die Easy (un vulcano in libera eruzione) e quello che emerge dai fondali nella spaziale Apple Eye, coppia che formava già il singolo d’esordio nel 1994, miscelando psichedelia e caos, dove si incontrano My Bloody Valentine e Sonic Youth. Interessanti sono anche il viaggio senza meta (come da titolo) di Trip Fuck e le nebbie strumentali sinistre che accompagnano Test For New Swords. Chiude il lavoro Sangh Seriatim, tratta dalla compilation “Harmony Of The Spheres” del 1996, lenta e gradevole evoluzione da una densa crema grattugiata alla Bardo-Ponddolcezza sintetica della fine, che pur fatica a reggere l’elevato minutaggio (oltre venti minuti). Come se fosse lo specchio dell’ultimo decennio pondiano, Refulgo contiene (pochi) passaggi ammalianti, alcuni efficaci e (molti) altri spenti. La calligrafia, in generale, non si accende con costanza, pertanto provoca diversi sbadigli, soprattutto quando le contorsioni diventano eccessive e il flusso si interrompe come se non ci fosse una direzione. Tuttavia, e questo è il pregio più evidente, contiene alcuni fasti di inizio carriera. Ma purtroppo raramente.

 

Voto: 5.5/10
Simone Pilotti

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