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15 aprile 2012 ,

Ilenia Volpe

RADICAL CHIC UN CAZZO

2012 - Discodada Records/Venus/Lunatik
[Uscita: 24/02/2012]

ILENIA VOLPE Radical Chic Un CazzoIlenia Volpe esordisce sulla lunga distanza dopo una lunga militanza dal vivo che l’ha portata a suonare con diversi musicisti della scena indie italiana, dai Linea 77 aGinevra Di Marco, ai Pitch; prima di questo “Radical Chic Un Cazzo” ha fra l’altro prestato la sua voce al disco d’esordio degli Operaja Criminale e partecipato con la cover di Fiction all’album “Generazioni” tributo ai Santo Niente di Umberto Palazzo. Per questo esordio Ilenia Volpe si fa produrre da Giorgio Canali che nel disco suona anche il basso e la chitarra, e la mano dell’ex CCCP si fa sentire nell’imprimere elettricità ed energia alle canzoni della cantautrice romana, non a caso la registrazione del disco è avvenuta quasi in presa diretta per meglio catturare l’immediatezza e l’impatto emotivo che caratterizza la musica di questo disco.

 

L’inizio dell’album è fulminante e violento, due pezzi in puro stile punk, due minuti due, per urlare la rabbia furiosa e nichilista in Gli incubi di un tubetto di crema arancione e La mia professoressa di italiano, brano quest’ultimo dal testo esplicito e diretto che potrebbe essere stato scritto ispirandosi ai graffiti che decorano i gabinetti di una qualunque scuola italiana, inno incazzato di una riot grrrl adolescente. Ma l’adolescenza è un’età che Ilenia Volpe ha ormai superato e allora risultano più convincenti le canzoni in cui l’anima punk si fonde con una vena melodica e più riflessiva come Mondi indistruttibili, intensa nella sua amarezza e inquietudine o la disperata La crocifinzione o come il rock aggressivo di Le nostre vergogne che nelle sue accensioni ricorda Carmen Consoli, ma altrettanto bella è la ballata Preghiera, scritta con Steve Del Col, che chiude il disco  con un testo trascinante in cuila Volpe elenca ciò che la disgusta del nostro mondo moderno.

 

La scaletta di “Radical Chic Un Cazzo” si completa con il post-rock strumentale di Il giorno della neve e con due cover, Direzioni diverse del Teatro degli orrori e la già citata Fiction. In definitiva un esordio convincente e un plauso alla bella copertina che con quei caratteri netti e decisi inseriti in un quadrato nero ben ci introduce all’universo rabbioso della Volpe.

Ignazio Gulotta

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