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18 novembre 2015

Killing Joke

PYLON

2015 - Spinefarm Records
[Uscita: 23/10/2015]

Inghilterra   #consigliatodadistorsioni     

 

killing joke folderSono momenti difficili. Fanatici assassini seminano odio e morte non a caso, nel loro delirante disegno, dove si riuniscono donne e uomini con il solo intento di ascoltare musica. Quella musica che costoro giudicano immorale e che, al contrario, ci unisce e ci rende fratelli. Non sarebbe dunque tempo per gli scherzi, men che meno per quelli mortali, ma noi non ci facciamo intimidire ed eccoci quindi alle prese con il quindicesimo album dei Killing Joke, veterani post punkers che agli scherzi mortali debbono il proprio glorioso moniker. Jaz Coleman alla voce, Geordie Walker alla chitarra, Youth Glover al basso e Paul Ferguson alla batteria, con la collaborazione di Reza Udhin alle tastiere e all’elettronica. Questi i componenti di una band leggendaria che calca le scene dal lontano 1978 e che a buon diritto può essere annoverata tra le più influenti della propria epoca, geniale nel mescolare sonorità punk, metal, new wave, sperimentalismo elettronico e addirittura dub in un pastiche tanto azzardato quanto personale e riuscito.

 

top-photoMusica tosta: tanto per chiarire le idee all’ignaro ascoltatore, un opportuno adesivo sul CD ci avverte che "Sometimes music makes the world seem a better, brighter place...But this is Killing Joke. So f--k that." Ovvero "a volte la musica fa sembrare il mondo migliore e più bello, ma questi sono i Killing Joke. Quindi vaffanculo".

Marcato il territorio, i nostri proseguono di conseguenza, mettendo in campo tutto il furore, tutto il livore, tutta la potenza del loro ipercollaudato suono, al traino delle giaculatorie sconnesse del maestro di cerimonie Jaz Coleman, che, per inciso, nel tempo libero collabora come maestro d’archi con la Prague Symphony Orchestra, ma che con i suoi fidi compari declama, grida, canta, ruggisce tutto il suo pessimismo cosmico, la sua disillusione, il suo cinismo. Difficile dargli torto, d’altronde, in un’epoca di divisioni, ingiustizie, sperequazioni, diseguaglianze, oscurantismi, di crisi economiche interminabili le cui conseguenze ricadono unicamente sui più poveri, di guerre striscianti quanto letali.

 

joke1E potremmo proseguire, ma è senz’altro meglio occuparci di questo disco, che, al di là delle tematiche affrontate, riesce ad essere estremamente godibile, in alcuni casi persino danzereccio, senza mai cadere nel banale. I pezzi sono di durata piuttosto lunga, sui 5/6 minuti in media, nella tracklist è rappresentata democraticamente ogni componente del “Killing Joke sound”, non ci sono cadute di tono, semmai vien voglia di evidenziare alcune gemme di particolare brillantezza: l’opener Autonomous Zone, cavalcata electro-punk, la saltellante, profetica New Cold War, la cantilena deragliante di War On Freedom, un inno vero e proprio, e l’apoteosi nichilista, anarchica di I Am The Virus, quasi un programma politico condensato in una canzone, anzi, in un titolo. Un disco vivo, attuale, opportuno, addirittura.     

Voto: 8/10
Luca Sanna

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