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16 aprile 2012 ,

Shins

PORT OF MORROW

2012 - Aural Apothecary/Columbia
[Uscita: 20/03/2012]

SHINS Port of Morrow A farla semplice: avessi scritto di questo disco dopo il primo o il secondo ascolto l’ avrei stroncato di brutto. Mi erano subito piaciute moltissimo le prime due canzoni, la scoppiettante The Rifle’s Spiral e il bel singolo Simple Song, tanto che tirando un sospiro di sollievo mi dicevo che era valsa la pena aspettare i cinque anni (attesa appena mitigata dal bel progetto Broken Bells) dal precedente “Winching The Night Away” che già non aveva raggiunto le ineguagliabili vette di “Chutes Too Narrow”.  Poi è arrivata la terza canzone e per poco non davo di stomaco: ma è un disco dei Coldplay? Ah no, peggio, dei Keane!! Brano che ha rischiato davvero di brutto di mettere in cattiva luce tutto il resto del lavoro e renderlo una roba insopportabile: suoni perfettamente levigati e tirati a lucido, canzoni abbastanza scialbe, tutt’al più radiofonicamente orecchiabili, e melodie nella norma.

 

Vado a cercare qualche informazione e mi accorgo che il resto del gruppo è stato licenziato e sostituito da una bella dozzina tra amici e session man, che il produttore ha si avuto in carnet Gwen Stefani, Kylie Minogue e le All Saints ma anche, per fortuna, i Flaming Lips. Volto la copertina e dove ero abituato a vedere il logo Sub-Pop ci trovo il marchio Columbia anche se solamente di supporto alla distribuzione, essendo questo il primo album licenziato dalla Aural Apothecary , personale etichetta di James Mercer ormai unico titolare della ditta.  Evabbè è stato bello, fine, basta, punto. Capitolo chiuso.  Capitolo chiuso un corno! E’ vero che ho impiegato un bel numero di ascolti ma alla fine devo ammettere che la situazione non è così tragica.

 

L’indie-pop andrà a questo punto cercato su altri lidi, anche alla luce del fatto che Danger Mouse e Daniele Luppi sono finiti sotto una famosa marca di piselli surgelati e gli Sparklehorse (ehi Mark, come si sta lassù?), loro malgrado, dentro a qualche caveau di una qualunque banca online, però qui di roba buona se ne trova ancora: via però gli XTC, riferimento primo nella musica dell’ hawaiano, via i Kinks, di cui se ne riconoscono a malapena i connotati in Bait and Switch (peraltro bellissima), via i Beatles per far spazio a un più maturo ma non meno delizioso McCartney e via anche i Lovin’ Spoonful a favore di una psichedelia più leggera e accessibile.

 

Per cui, se a volte le melodie suonano un po’ dozzinali e marcatamente FM-friendly, nella maggioranza dei casi esse continuano ad offrirsi in qualità elevatissima, si ascoltino a tal proposito September e la notevole Fall of ’82, forte del bel solo di sax, e soprattutto 40 Mark Strasse (li sentite anche voi quegli echi di ELO?) e la conclusiva Port Of Morrow. Non è sicuramente questo il più bel disco targato Shins, ma lo fu forse “Breakfast in America” per i Supertramp?  Lo furono “Rumours” per i Fleetwood Mac e “Combat Rock” per i Clash? No, eppure tutti noi li abbiamo in casa. Non verrete mica a dirmi che sono delle schifezze? Ah, a risentirlo bene, It’s Only Life, il brutto terzo pezzo, arieggia Glastonbury Song degli Waterboys minori: Coldplay e Keane ci hanno costruito sopra carriera e milioni, ‘fanculo a loro. 

 

Roberto Remondino

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