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13 dicembre 2017 ,

King Gizzard & The Lizard Wizard

POLYGONDWANALAND

2017 - Flightless Records
[Uscita: 17/11/2017]

Australia   #consigliatodadistorsioni     

 

king polyL’anno sta finendo e per i King Gizzard & The Lizard Wizard si avvicina il momento della verità, ovvero  se riusciranno a mantenere la promessa di pubblicare cinque album nel 2017. Il quarto album, Polygondwanaland”, era stato anticipato in ottobre dal video di Crumbling Castle e da un annuncio piuttosto fulmineo sui social della band qualche giorno prima della pubblicazione. Polygondwanaland  è un disco libero, dicono i KG&LW, i fans lo potranno scaricare come vogliono, potranno farne dischi, vinili, cassette: “Questo disco non appartiene a noi – appartiene a voi. Fatevi avanti, condividetelo, godetevelo.” Già ad aprile nei forum (e per un periodo anche su Youtube) avevano cominciato a circolare dei demo che la band aveva erroneamente condiviso online. L’iniziale Crumbling Castle  mescola le carte di “Flying Microtonal Banana” e di “Murder of the Universe”: dieci minuti in cui la band passa dal kraut-rock medio-orientale dispari (!?) al doom-metal, al prog imbevuto di synth, all’heavy garage rock mentre visioni apocalittiche di un mondo in rovina che si sta sgretolando ci passano davanti.  

Il gentile folk-prog di Polygondwanaland e di Castle In the Air (che vede ancora una volta la collaborazione di Leah Senior) lascia spazio allo space-rock di Deserted Tunes Welcome Weary Feet per un finale tra Can e Tangerine Dream. Nei due capitoli rimanenti, Horology  e Tetrochromacy, la band gioca a fare il verso ai Tool persi in un trip a Teheran (Inner Cell, Horology, Tetrochromacy) con delle punte scure di prog-rock esoterico (Loyalty, Searching…) anche se il finale è delegato al raga-rock di The King-Gizzard-2017Fourth Colour. Senza dubbio Polygondwanaland riprende molti elementi dei tre dischi precedenti, dalle melodie orientali di Flying Microtonal Banana passando dalle atmosfere cupe di Murder of The Universe  fino ai ritmi intricati e complicati dai poliritmi di “Sketches of Brunswick East”. Tuttavia piuttosto che puntare tutto su un sound pesante e veloce come in precedenza, i KG&LW prediligono un suono più controllato e maturo, che fa perno sulle composizioni e non sulla caciara (sempre benvoluta) musicale. Per questo gli amanti dei KG&LW più rabbiosi ed energici rimarranno forse un po’ delusi anche se Polygondwanaland non fa che confermare l’indole di un gruppo che con coerenza si trova stretto nei cliché e nei porti sicuri. Meno di un mese e sapremo se è vero che il quinto album sarà simile a Sketches of Brunswick East, per dirlo con le parole di Ambrose Kenny Smith: “jazzy but less wobbling”… 

 

Voto: 7,5 /10
Ruben Gavilli

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