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6 giugno 2018

Gabriella Cohen

PINK IS THE COLOUR OF UNCONDITIONAL LOVE

2018 - Captured Tracks
[Uscita: 1/06/2018]

Australia

 

Il secondo album della giovane cantautrice, ventisei anni, di Melbourne ha avuto una genesi piuttosto travagliata, infatti dopo aver iniziato a registrare in una isolata fattoria con la complicità dell'amica Kate Dillon, Gabriella Cohen è stata chiamata a fare da spalla al tour dei Foxygen, il lavoro è così proseguito 'on the road' e successivamente in diverse località come il sud d'Italia, Portogallo, Messico, Los Angeles. Sarà forse per questo suo vagabondare che nelle canzoni del disco non è difficile trovare umori e influenze differenti, probabilmente dovuti anche alle diverse località in cui le canzoni stesse sono state create e registrate. Quello che caratterizza l'album della Cohen è l'aria sbarazzina che strizza l'occhio a certo seducente pop targato anni Sessanta, ma combinato con un'attitudine rock molto marcata in alcuni momenti, che potrebbero far pensare alla connazionale Courtney Barnett, se non fosse che la Cohen mischia spesso e volentieri le carte, creando arrangiamenti vivaci e poliedrici dove da Lou Reed si passa alla bossa nova, dal jazz al folk e al cantautorato più intimo.

 

C'è un che di infantile e di naif nel modo in cui Gabriella Cohen imbastisce le sue canzoni, basti pensare all'uso dei cori, che lei dichiara essere cantati dalle bambole che abitano nella sua testa, sorta di contraltare fantasioso e sbarazzino a testi che invece spesso trattano anche di amori finiti e malinconia. Quello che caratterizza "Pink Is the Colour of Unconditional Love" potremmo dire che è proprio il colore rosa, sia pur declinato verso sfumature lievemente psichedeliche, è l'aria briosa e maliziosa che vi si respira, mentre la voce adolescenziale e nasale della Cohen, sexy e impertinente, sembra a volte uscire da una compilation pop scandinava degli anni Sessanta. Fra i brani meritano una menzione il rock ipnotico ed elettrico di Music Machine, la deliziosa perla pop Baby che si conclude un po' beffarda con un arrangiamento orchestrale, la ballata rock psichedelica Neil Young Goes Crazy che, insieme alla spettacolare High Fidelity giocata fra West Coast e soul, ci mostra le doti della Cohen come chitarrista, i coretti maliziosi di Miserable Baby, l'accorato blues I Feel So Lonely, le atmosfere intime e malinconiche di Recognise My Fate. In conclusione questo secondo disco della Cohen è un album godibilissimo che fra tante uscite al femminile ha i numeri per farsi apprezzare e notare.

Voto: 7/10
Ignazio Gulotta

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