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15 novembre 2012 , ,

Peter Buck

PETER BUCK

2012 - Mississippi Records
[Uscita: 5/10/2012]

Peter Buck – “Peter Buck” Quando un componente di una ex band famosa come i REM esce con un disco solista ci si aspetta quel tipo di sonorità, o almeno si spera che sia tale, come se fosse un dato scontato. Infatti “Peter Buck” mi ha spiazzato dall’inizio. 10 Million BC apre le danze e sembra un brano dei Cramps: scordatevi chi è Peter Buck, c’è molto sapore traditional americano in quest’album, inteso come feeling generale dell’album. Ma anche alcuni esperimenti sonori non propriamente REMmiani: LVMF è uno di questi, e a chi sarà rivolta questa Lil Village Mother Fucker  è un mistero.

 

Il background cajun e swamp si sente in alcuni brani come Vaso loco e I’m alive. Ci sorprende Peter Buck, ma non è al suo top, lasciatemelo dire. Nothing means nothing è un blues disperato con alla voce Corin Tucker, mentre finalmente un pò di nostalgia dei suoi compari REM emerge in Nothing matters, episodio da singolo con tanto di jingle jangle alla Byrds! Buck non è al suo top ma piace, e per la cronaca ospita nel suo disco anche il grande collega Lenny Kaye. So long Johnny è un rock’n’roll vincente, mentre Some kinda velvet  sunday morning è una canzone d’amore che spezza il cuore, siete avvisati, nella buona tradizione americana.. Il momento che stiamo vivendo ci porta a cercare l’urlo del dissenso ma anche dolcezza e sentimento: è per questo forse che tutto sommato apprezziamo questo disco multiforme, stampato solo su vinile in 2000 copie per la piccola etichetta Mississipi Records. Travelling without arriving… non è forse ciò che sta succedendo a tutti noi?

Francesco Ficco

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