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11 luglio 2017 ,

Solki

PEACOCK EYES

2017 - Ibexhouse
[Uscita: 7/04/2017]

#consigliatodadistorsioni

 

Secondo lavoro per il trio pratese Solki composto da Serena Altavilla (Baby Blue, Blue Willa), voce e chitarra e autrice dei testi, Lorenzo Maffucci (Mangiacassette, Blue Willa, Betti Barsantini, Stres), chitarra, e Alessandro Gambassi (Vacantze, Funny Noise), batteria e synth, in diversi brani appare Alessandro Fiori al violino, harmonium, synth, oltre che produttore dell'album, ed è proprio per la sua Ibexhouse che esce “Peacock Eyes”. La definizione che i tre danno della loro musica, dream punk, può essere un punto di partenza per capire lo stile dei Solki: c'è la sfrontata audacia del punk, ma anche l'atmosfera sospesa, notturna del sogno, la durezza del noise e una vena introspettiva che si manifesta anche nei testi. Il pavone del titolo, con i suoi occhi colorati disegnati nella superba coda, «rappresenta un'immagine di fragilità, belleza, contraddizione nei legami umani.».

 

Rispetto al lavoro d'esordio decisamente lo-fi, questo “Peacock Eyes” si avvale di un sound molto ben definito e curato, malgrado la registrazione sia avvenuta in presa diretta, ma del resto anche dal vivo i Solki sono questo e riescono a rendere magnificamente anche con una strumentazione e un budget ridotti. Perché i Nostri ci sanno fare, hanno cose da dire e sono bravissimi a dirle, e questo 'piccolo' disco avrebbe molto da insegnare a tanti che si muovono sulla scena dell'indie rock, con più presunzione che idee. Molto interessante la scaletta dei nove brani, ci limitiamo a segnalare la rabbia e furia punk di Fuck YouthSo I just decided to relax and fuck my youth»), l'Altavilla sembra la PJ Harvej degli inizi; la meravigliosa title track, in perfetto equilibrio fra dolcezza e asprezza, con una melodia che cattura immediatamente, degna dei migliori Blonde Redhead; la magnifica Jealous Girl, una ballata melanconica e tormentata che inizia sommessa con la voce bassa dell'Altavilla e un sofferto violino, e si snoda in levare verso un finale di grande impatto, oseremmo dire epico. Little Planner ci fa scoprire il lato lirico, intimista della band, potremmo avvicinarlo a certe cantanti nordiche come Taken By Trees o Jenny Hval, un drumming vigoroso e chitarre dai riff serrati fanno da contraltare alla sognante e sofferta vocalità in Puddle. Bello e ispirato. 

 

Voto: 8/10
Ignazio Gulotta

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