Migliora leggibilitàStampa
24 aprile 2012 , ,

Mouse on Mars

PARASTROPHICS

2012 - Monkeytown records
[Uscita: 24/02/2012]

Mouse on Mars PARASTROPHICSI Mouse on Mars (Andy Toma e Jan St. Werner) come molti altri gruppi nati a metà anni '90 sono stati infilati  nel calderone del post rock, definizione dovuta più all'amicizia e alle collaborazioni con Stereolab e Tortoise che allo stile. Nei primi dischi come per esempio “Vulvaland”(1994) o “Autoditacker”(1997) troviamo piuttosto un' elettronica minimale e giocosa, certamente debitrice dei Krafwerk, mescolata ad atmosfere lounge, molto riscoperte in quegli anni. Coi successivi “Glam”(1998), generalmente considerato il vertice della carriera dei Mouse on Mars, e “Niun Niggung”(2000), i suoni si fanno più aspri e sperimentali. In questo nuovo “Parastrophics” si ritorna parzialmente alle atmosfere dei primi dischi.  I suoni sono minimali e freddi, come si conviene all'elettronica kraut, ma le melodie si fanno scanzonate, come in Chordbloker, cinnamon toasted, che sa di jazz d'altri tempi, con fischiettio bilanciato da campioni rap.

 

Anche quando la partenza sembrerebbe dura, come con le percussioni sintetiche di Metrotopy o i suoni aspri dell'iniziale The beach stop, non mancano poi sviluppi ariosi e melodici, come nei dischi dei bravi allievi Boards of Canada. Il funky squadrato Wienuss è perfetto per spopolare nelle discoteche di tendenza. Ci sono comunque anche i brani piuttosto ostici, come la breve Cricket, dove la voce in sottofondo è orientale. Altri brani, come  Imatch o Polaroyced, sono nel più tipico stile Mouse on Mars: melodie piane, memori anche delle musiche da monoscopio di quando eravamo bambini (almeno chi scrive), suoni molto sintetici, da videogioco, ritmi sostenuti ma non ballabili. Caratteristica che non apprezzo del disco è il frequente ricorso a voci campionate, tenute sullo sfondo o usate come pura sonorità, che alla lunga annoiano, i brani funzionerebbero anche se fossero puramente strumentali.

 

Un disco gradevole, sempre che si sia fan dell'elettronica tedesca, ma che può essere apprezzato da anche da chi non ama la musica eccessivamente di ricerca. Certamente si può pensare che la formula sonora del gruppo, così tipica della fine del secolo scorso, sia oggi un po' abusata. È vero, ma da un gruppo giunto al  dodicesimo album è difficile aspettarsi rivoluzioni. I Mouse on Mars hanno fatto scuola, come i Kraftwerk due decenni prima: è grazie a questi due gruppi se elettronica e Germania oggi sono quasi sinonimi.  

Alfredo Sgarlato

Video

Inizio pagina