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22 dicembre 2015 ,

King Gizzard & The Lizard Wizard

PAPER MÂCHÉ BALLOON

2015 - ATO Records
[Uscita: 13/11/2015]

Australia  #consigliatodadistorsioni     

 

king gizzard paper-mache-webKing Gizzard & The Lizard Wizard, settetto australiano (Melbourne) capitanato da Stu McKenzie arriva alla settima uscita in poco più di tre anni. Lo stesso MacKenzie racconta in occasione dell’uscita di questo “Paper Mâché Ballon” di come si fosse stancato di perseguire dei concept album come “I’m In Your Mind Fuzz” e “Quarters!”. Non solo quindi una raccolta di canzoni sconnesse tra sé ma anche un album che si allontana dalle atmosfere elettriche delle ultime due uscite. Niente strumenti elettrici. La vasta gamma di strumenti provati in passato dalla band si arricchisce ancora introducendo flauti, violini, contrabbasso, chitarre acustiche e percussioni. L’atmosfera campestre della fattoria nella campagna dello stato di Victoria che ha accompagnato la realizzazione dell’album sicuramente ha influenzato l’andamento del disco, incline per struttura al folk, blues acustico e country. KG declinano questa struttura acustica ad un’attitudine psichedelica e sperimentale, rimanendo comunque nel minutaggio limite delle prime composizioni (risentirsi quel capolavoro punk che fu l’esordio “12 Bar Bruise”).

 

 

Così la mongolfiera di cartapesta si alza in volo sugli accordi jazzy di Sense per prendere via via sempre più altitudine non solo qualitativa ma anche compositiva: dai flauti di Dirt al kraut bucolico e convulso di Trapdoor (singolo che aveva anticipato l’album), al sitar-pop luminoso di Cold Cadaver. I KG volano alto fino al climax dell’intero lotto, The Bitter Boogieking pompato da un riff blues di basso, dove le chitarre sembrano ritrovare la cattiveria elettrica; è comunque l’armonica di Ambrose Kenny Smith ad essere protagonista. Da qui in poi la discesa è lieve, dal sing-along tenuto su dal pianoforte N.G.R.I (Bloodstain) verso territori più rilassati nella terzina Time = Fate, Time = $$$, Most Of What I Like; conclude lo strumentale Paper Mâché che richiama alla title-track (l’altro singolo). Ottima prova per i sette di Melbourne che con questo album chiudono un cerchio: dopo aver declinato la psichedelia al garage ruvido di I’m In Your Mind Fuzz, a una dimensione spazio-temporale più dilatata (Quarters!), questa volta a beneficiarne è una materia prevalentemente bucolica e distesa. 

 

Voto: 7/10
Ruben Gavilli

Audio

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