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14 aprile 2012 , ,

Tall Firs

OUT OF IT AND IN TO IT

2012 - ATP Recordings/Goodfellas
[Uscita: 17/03/2012]

TALL FIRS Out Of It And In To It# Consigliato da DISTORSIONI

I Tall Firs sono i due cantanti e chitarristi Aaron Mullen e Dave Mies originari del Maryland, dove si sono conosciuti e hanno iniziato insieme a suonare la chitarra per poi separarsi, il primo lavorando come ingegnere del suono e collaborando con i Sonic Youth, il secondo suonando in varie band della costa orientale. Nel 2006 il duo, ormai stabilitosi definitivamente a New York, si ricompone e sotto il nome di Tall Firs darà alle stampe due album per la Ecstatic Peace di Thurston Moore, accostandosi soprattutto con il secondo “Too Old To Die Young” a sonorità post rock: ora nel 2012 il passaggio alla ATP Recordings e questo terzo album che li vede tornare alle origini, a un suono estremamente spartano in cui i due rinunciano a qualsiasi collaborazione, se si escludono alcuni accenni di percussioni, per esempio in Vertigo e in Suicide. 11 canzoni in 33 minuti, musica per chitarre e voci, un album essenziale e che sembra ricercare una forma canzone perfetta e senza tempo; il finger picking, di evidente derivazione John Fahey, rifugge dal virtuosismo e inanella le sue note come fossero gocce di rugiada che galleggiano nell’aria in un’atmosfera decisamente cupa e depressiva.

 

I testi infatti parlano di disperazione e dolore, in una visione plumbea e senza speranza, in Suicide le parole ci invitano a nascondere il nostro dolore 'dovete difendere i vostri occhi così nessuno li vede piangere'. Il risultato è però convincente solo in parte: il disco si fa apprezzare per la ricercata delicatezza di alcune canzoni, l’iniziale Soffer So long, titolo che denuncia subito l’atmosfera nella quale  saremo immersi, in cui il dialogo fra chitarra acustica ed elettrica efficacemente sottolineano la sofferenza evocata dalle parole, la tenebrosa Suicide e la pacificata  Vertigo con la sua melodia country o la sussurrata Whole Things Is Over con le dolenti note della chitarra elettrica che si levano come un pianto angosciato. Il resto dell’album invece si appiattisce in una maniera quasi autocompiaciuta nella riproposizione implacabile della trama di depressione e dolore di cui è intrisa l’anima e la musica di Aaron Mullen e Dave Mies.

 

Ignazio Gulotta

Audio

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