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5 dicembre 2012 ,

Naked Truth

OUROBOROS

2012 - Rare Noise Records
[Uscita: 22/10/2012]

Naked Truth “OUROBOROS”  2.11.2012 – Rare Noise Records Uroboro, il serpente che si morde la coda, a rappresentare l'eterno fluire delle cose, il continuo finire e ricominciare dell'universo, come ciclo infinito. Titolo affascinante ed evocativo, quindi, per il secondo lavoro su Rare Noise dei quattro Naked Truth, “all star band” la cui formazione vede sostituito l'ottimo Cuong Vu con l'altrettanto lodevole Graham Haynes (il figlio di Roy, incidentalmente) alla tromba, ma confermati Lorenzo Feliciati al basso e alla chitarra, Pat Mastelotto alle percussioni e Roy Powell alle tastiere. Quattro strumentisti di vaglia, dunque, per un disco dalle atmosfere misteriose, oscure, nebbiose, sul filo di un “jazz ambientale” in cui i suoni si dilatano e si stemperano. Quanto mai opportuna, in un simile contesto, è la tromba filtrata di Haynes, che disegna trame davisiane sul tappeto delle tastiere e sul pulsare del basso e della batteria, rivestendo un ruolo da protagonista indiscusso. Avendo avuto il piacere di commentare il disco dell'anno scorso, l'ottimo “Shizaru”, posso affermare che i Naked Truth mantengono le promesse: ci troviamo nuovamente di fronte ad un'opera notevole, ispirata al di là dell'indubbia perizia tecnica dei musicisti, non di facile assimilazione, ma capace di affascinare l'ascoltatore attento.

 

La tracklist inizia con Dust, titolo quanto mai opportuno per un pezzo che evoca, appunto, scenari desertici e polverosi, seguita da Dancing With The Demons Of Reality, dall'andamento “crimsoniano”, soprattutto per l'arpeggio circolare della chitarra, e dalla dilatata Garden Ghosts, con la tromba in particolare evidenza. È poi la volta di Orange, che paga il giusto tributo al virtuosismo bassistico di Lorenzo Feliciati e ai suoni vintage delle tastiere di Roy Powell, che echeggiano vecchi organi hammond. Ritmo più incalzante per la seguente Room Of Nightly Passage, condotta dal rullio incessante della batteria e dalle volute intricate del basso. Lontani echi degli ultimi King Crimson riverberano in Yang Ming Has Passed, dal ritmo spezzettato, poi arriva In A Dead End With Joe, introdotta e portata avanti dal basso distorto di Feliciati, quindi il disco si conclude con la lunga Neither I, che getta uno sguardo sull'atonalità. Disco tosto, quindi, ma di grandissimo fascino e atmosfera.

Luca Sanna

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