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1 settembre 2018 ,

Sons Of Bill

OH GOD MA’AM

2018 - Loose-Goodfellas
[Uscita: 29/06/2018]

Stati Uniti     

 

Sons_Of_Bill_-_Oh_God_Ma'am_-_VJCD242Sono oramai dodici anni che i Sons Of Bill calcano le scene e pubblicano dischi, il più recente dei quali (“Love And Logic”, 2015, quarto della serie) è risultato capace di coniugare successo e qualità, tanto che Rolling Stone ebbe a definirlo “il perfetto disco roots rock dell’era moderna”. Da tempo abbiamo imparato a dare ai giudizi del magazine americano il giusto peso, ma pur non riconoscendo al disco in questione la centralità espressa dalla rivista dobbiamo convenire che si trattasse di un buon lavoro che annoverava al suo interno una splendida ballata come Lost In The Cosmos [Song For Chris Bell] (potevamo non amarla, con un titolo simile?) e altre buone, in qualche caso ottime, canzoni. La band, da sempre composta dai fratelli Wilson (Sam, chitarra solista, voce; James, voce, chitarra ritmica; Abe, tastiere, chitarra ritmica e voce), ovvero i “figli di Bill”, docente di teologia e musicista amatoriale, ai quali si uniscono le forze del bassista Seth Green e del batterista Todd Wellons, pubblica oggi il quinto album “Oh God Ma’Am”.

 

L'ggiornamento del suono non è immediatamente percepibile dall’apertura, una ballata pensosa intitolata Sweeter, Sadder, Farther Away, ma diventa evidentissimo nelle due successive, figlie dell’innamoramento per i suoni anni ‘80 (più inglesi che statunitensi, in tourquesto caso) che stanno affliggendo buona parte delle produzioni attuali: se Firebird ’85 riesce ad essere abbastanza  apprezzabile, in Believer/Pretender gli accenti sono più marcati e sconcertano, specie se paragonati ai precedenti capitoli discograficiIl disco prosegue su questi toni, alternando episodi più lievi (Easier, Good Mourning [They Can’t Break You Now], Green To Blue, Signal Fade) a ballate “veloci” in stile War On Drugs o National (Were We Stand, Before The Fall, Old And Gray), ma a latitare è la convinzione nei propri mezzi:  mancano guizzi compositivi che consentano di andare oltre il “travestimento sonoro” (le melodie di Granduciel sono sicuramente più accattivanti, senza contare che propone quei suoni da anni e si è già conquistato il pubblico che li apprezza, monopolizzandolo), c’è una confusione circa la strada da intraprendere che non ci si aspettava da un gruppo che mancava dalle scene da tre anni, un tempo sufficiente a maturare le idee da proporre. Insomma, sembra che neanche in questa occasione i ragazzi riusciranno ad emergere e imporsi come le precedenti uscite lasciavano ipotizzare: peccato. 

 

Voto: 5,5/10
Massimo Perolini

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