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8 novembre 2016 ,

Tom Brosseau

NORTH DAKOTA IMPRESSIONS

2016 - Crossbill Records
[Uscita: 16/09/2016]

Stati Uniti        #consigliatodadistorsioni

 

Tom Brosseau è un talento puro, se capita di ascoltarlo vien voglia di recuperare l’intera discografia. Alto, biondo, occhi azzurri, voce gentile, abbigliamento quasi sempre elegante e chitarra in spalla. Questa è l’immagine che resta fissa in mente.  Tom ha iniziato a suonare la chitarra da piccolo grazie a sua nonna  Lillian Uglem. E’ un artista fuori dal tempo, capace di un prezioso lavoro di recupero delle radici musicali americane. “North Dakota Impressions” è il suo nuovo album, il terzo e l’ ultimo di una trilogia iniziata con “Grass Punks” (2014) e proseguita con “Perfect Abandon” dello scorso anno. Ma facciamo un piccolo passo indietro: attivo dal 2002, Brosseau, nato in North Dakota, risiede da qualche anno a Los Angeles.  Siamo al cospetto di un autore dalla scrittura raffinata, essenziale e priva di artifizi. Si potrebbe parlare di un folk singer vecchio stampo, a metà strada tra Donovan, Johnny Cash e Woody Guthrie. Ma citare anche nomi come John Fahey e Bob Dylan non risulterebbe fuori posto. Una manciata di album pubblicati in punta di piedi e una carriera ormai costellata da riconoscimenti, Brosseau è ormai un autore maturo, e questo nuovo lavoro, il nono del catalogo, ne è l’ennesima conferma. Con una scrittura ancora una volta essenziale, che in parte si distacca dal precedente e più  articolato Perfect Abandon,  il cantautore americano mette in scena una serie di composizioni dai colori autunnali, accompagnandoci lungo i paesaggi rurali del North Dakota, riprendendo il discorso da dove era iniziato con Grass Punks.

 

TomBrosseauRegistrato in quel di Los Angeles con l’ ausilio di  Sean Watkins, che già sedeva accanto al nostro per il primo atto della trilogia, è una raccolta intensa di fotografie in bianco e nero. Il songwriter si immerge nel passato, mette le mani sul cuore e assembla un’opera  intensa, il cui fascino risiede nella semplicità delle canzoni. Una panoramica su ricordi ed immagini che scivolano lungo le corde della chitarra. Il risultato sono 9 ballate ricoperte di polvere e malinconia cristallina. Il suono è scarno, asciutto. Un onesto country-folk, suonato con due chitarre, tom_brosseau_3una acustica, l’altra elettrica. Appena 30 minuti in cui il tempo sembra ripiegarsi su se stesso  con le ispirate No Matter Where I Roam, On A Gravel Road, You Can’t Stop, Nobody To Call My Own e The Horses Will Not Ride, The Gosepl Won't Be Spoken. Altre cose invece risultano un po’ in ombra. Ma poco importa, perché North Dakota Impressions è comunque un lavoro sincero, senza particolari picchi qualitativi, ma neanche momenti insufficienti. Nel complesso, ancora un buon album.

Voto: 7/10
Michele Passavanti

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Crossbill Records   


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