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16 dicembre 2014 ,

The Twilight Sad

NOBODY WANTS TO BE HERE AND NOBODY WANTS TO LEAVE

2014 - Fat Cat
[Uscita: 29/10/2014]

Scozia

the twilight sadNobody_Wants_To_Be_Here_And_Nobody_Wants_To_LeaveUn gruppo che si chiama The Twilight Sad (da un verso tratto da “The war poems” del poeta Wilfred Owen), ovvero la tristezza del crepuscolo, ed esce per Fat Cat, etichetta dalle scelte spesso molto raffinate, non può che far venire un tuffo al cuore a chi ha vissuto, sia in diretta che sottoforma di revival, l’epopea della dark wave degli anni’80 e si aspetta qualcosa in linea con quella. E la musica, vi chiederete, mantiene le promesse? Insomma…i suoni sono quelli: basso martellante, chitarre taglienti, interventi incisivi di tastiere, avvicinabili allo stile dei Sound (il riff portante di  Last January copia sfacciatamente quello di I Can't Escape Myself), batteria scandita su figure piuttosto semplici, a volte sostituita da quella elettronica, con suoni molto vintage. La voce, quella no. Ian Curtis, Robert Smith, Adrian Borland, avevano ben altre personalità e capacità di creare pathos. La voce del cantante James Graham, fondatore della band nell’ormai lontano 2003 insieme ai compagni di scuola Andy McFarlane e Mark Levine, non è brutta, ma è più anonima di quella degli eroi di gioventù. E le canzoni? Quelle rimangono nel limbo di coloro che stanno sospesi. Gradevoli, certo, ma nulla più di esercizi di stile. 

 

Brani come I could give you all that you don’t want o Drown so I can watch potrebbero benissimo uscire da una ristampa di un gruppo minore, e sottolineiamo minore, di quelli che nascevano come funghi a Manchester e Liverpool, ma anche a Treviso e Firenze. Intendiamoci, non è che il disco sia una ciofeca, anzi, si ascolta anche volentieri, non twilight-sadannoia, ma non fa nemmeno sobbalzare per l’emozione. Va detto che, risentendo le prove precedenti, questo album ci pare un’involuzione. Nei primi dischi c’era un lavoro più complesso sulle chitarre, che mescolavano suoni acustici e noise. Niente di nuovo anche in questo caso, i Delgados (giusto per fare un nome), scozzesi come i The Twilight Sad, avevano fatto qualcosa di simile in “Peloton”. Però si poteva apprezzare una maggiore incisività nella composizione dei brani. Già dal precedente album “No one can never know” (2012) si riscontrava l’innamoramento per la new wave ma purtroppo legato a una maggiore prevedibilità. Ci troviamo quindi di fronte all’ennesimo gruppo partito benino e che poi, cercando la propria strada, si è rifugiato nelle confortevoli braccia del passato. Non fatevi ingannare dalla stampa d’Oltremanica che ha dato votoni a questo e ai precedenti dischi del gruppo, però se siete amanti di certe sonorità new wave d’altri tempi "Nobody wants to be here and nobody wants to leave" potrebbe intrigarvi.

Voto: 6.5/10
Alfredo Sgarlato

Audio

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