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21 marzo 2019

Lex Audrey

NO INTENTION OF CHANGING THE WORLD

2019 - Las Vegas Records
[Uscita: 08/02/2019]

Austria 

 

a0667868170_16La creatura di Nikklas Pilcher partorisce, dopo aver dato consistenza all’EP “GodGiven”, le 12 tracce di “No Intention Of Changing The World con una leggerezza che lascia storditi. La fatica del concetto non sembra appartenere all’asburgico musicista in grado di nascondere nella grazia di pattern elettronici sognanti la pesantezza di testi acuminati. Certo il rischio di rimanere invischiati in uno stucchevole mondo di plastica sonora, è presente, come sempre, in questo tipo di operazioni musicali, ma in questo caso l’artista viennese riesce a schivare i colpi provenienti dalle sue stesse trovate compositive. È così che l’espressione stessa “No Intention of Changing the World” rappresenta, nelle stesse parole di Nikklas Pilcher (al centro nella foto giù a destra), sia un titolo che una ironica constatazione di morte celebrale del genere umano. Nonostante gli esiti improvvidi dello sviluppo storico dell’Homo Sapiens, la musica prodotta da Lex Audrey non ostenta alcun carattere depressivo, ma anzi si pone all’interno di un percorso riflessivo all’interno del cosiddetto indie elettronico internazionale. Da questo punto di vista Winter II è una preziosa impronta del passaggio all’età matura delle influenze più scoperte della band viennese, vale a dire Bon Iver e Radiohead. Questi ultimi disegnano limpidamente l’orizzonte di codifica/decodifica delle variazioni compositive che accompagnano tutto l’album e che trovano il loro punto di caduta nel rock dal procedere lirico di Little Elephant, il cuore compositivo dell’album.

Lex-AudreyLa drammaturgia armonica è la costante sonora modulata nei segmenti compositivi delle tracce del disco nelle quali di volta in volta precipitano le istanze creative della band declinandosi nel funky placido di Lost to You. Su strade battute precedentemente, sin dal titolo, God Given affascina con il languore di una linea vocale cangiante che si inoltre in inattese lande intimiste sottolineate da uno dei videoclip molto ben prodotti che accompagnano l’uscita del disco. Una bella sorpresa Mexican Standoff che ricorda la produzione degli ultimi The Rapture e che costruisce un ponte ideale con la conclusiva The Key, che mette in bella mostra tutte le potenzialità degli arpeggiatori virtuali scandendo atmosfere claustrofobiche e aperture repentine che illuminano retrospettivamente tutto il brano. Un buon lavoro, a tratti ottimo, con suoni di sintesi curati sino all’ultimo bit, che sconta però una certa noiosa attitudine derivativa più legata all’ingenuità che alla mancanza del fuoco dell’inventività.

 

Voto: 7/10
Luca Gori

Video

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