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12 maggio 2016

Cian Nugent

NIGHT FICTION

2016 - Woodsist Records
[Uscita: 29/01/2016]

Irlanda   #consigliatodadistorsioni     

 

Cian-Nugent-Night-FictionCian Nugent viene da Dublino, Irlanda, e fa parte della fedele schiera di chitarristi innamorati del sound della Takoma Records, meravigliosa label fondata alla fine degli anni cinquanta dal grande John Fahey e che vantava oltre a lui artisti come Robbie Basho e Peter Lang e il più noto Leo Kottke, tutti fenomeni della sei corde acustica. Ha debuttato nel 2007 con un ep omonimo su CDr di sole 100 copie quando aveva solo 18 anni, seguito l'anno dopo da un live album  e poi da "Doubles"(2011), album che conteneva solo due lunghissime tracce acustiche entrambe oltre i 20 minuti e che ricordavano molto da vicino i virtuosi sopra elencati.

Oltre a tutto ciò anche un interessante disco con i Cosmos intitolato "Born with the cal" con le solite tracce chilometriche anche se molto più orientate sul versante psichedelico, Kaleidoscope usa e e Grateful Dead oriented. Il nuovo album "Night Fiction" si può a piena ragione considerare il suo disco d'esordio come singer-songwriter. Quello che mancava nei pur brillanti lavori precedenti era proprio la voce che in questo nuovo lavoro spezza in parte la monotonia della lunghe tirate chitarristiche. Nugent non ha quella che si suole definire una gran voce che però si adatta perfettamente alle sette tracce che ha registrato per questo disco. A dimostrazione di tutto ciò ci sono gli otto minuti di Shadows, d'una leggerezza unica così come Lost your way, posta proprio in apertura.

 

Cian Nugent-5Lucy, unico brano interamente strumentale rimanda al Jerry Garcia di Zabriskie Point: ricordate i due ragazzi in fuga si rotolano nelle dune della Death Valley? Sul versante psych c'è pure First run che paga dazio addirittura a Daniel Fichelscher (Popol Vuh, Gila) con quella chitarra scintillante e con un feeling decisamente westcoastiano. Ma Cian Nugent a quanto pare è rimasto affezionato alle lunghe tracce acustiche e non, quelle che tanto ricordano il leggendario John Fahey di "Fare Forward voyages" (1973) ed altri suoi luminosi capolavori. E così la conclusione dell'album è affidata agli undici minuti abbondanti della meditativa Year of the snake che a fronte di circa 4 minuti di studio iniziali si trasforma lentamente in una sorta di CianNugentkrautrock alla Neu di Hallogallo con inevitabile lungo solo elettrico e voce che vorrebbe imitare il Lou Reed imprendibile di "Rock'n roll Animal".

Un pezzo complesso e articolato, non del tutto convincente anche in virtù d'una voce che sui registri alti mostra tutti i suoi limiti. Rimane la sua superba tecnica chitarristica che lo fa  tranquillamente accostare ad altri contemporanei come il grande Steve Gunn e l'astro nascente di Chicago Ryley Walker, sempre molto stimato sulle nostre pagine.

 

Voto: 7/10
Ricardo Martillos

Audio

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