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23 settembre 2012 ,

Micachu and The Shapes

NEVER

2012 - Rough Trade
[Uscita: 23/07/2012]

Micachu & The Shapes “NEVER”

# Consigliato da DISTORSIONI

 

E' un disco ben strano, questo della londinese (di Watford, per la precisione) Mica Levi e dei suoi Shapes, che poi sarebbero Raisa Kahn, tastiere, e Dave Pell, batteria. Così strano che, in effetti, non si capisce neanche bene che strumenti usino, o quantomeno come li usino. Ci sono chitarre che sembrano essere suonate con la pietra pomice, batterie che paiono percosse con giornali arrotolati (o giornali percossi con le bacchette), tastiere dal suono simil-catena di montaggio, aspirapolveri e frullatori in fuorigiri, il tutto ad accompagnare le melodie minimali sussurrate dalla voce di Mica. Eppure, citando il vecchio Eugenio Fascetti, questo casino è perfettamente organizzato, a costruire una specie di free-pop-muzak tanto volatile quanto contagiosa, che ti abbandona  senza lasciar traccia appena spegni lo stereo, ma che tuttavia lo stereo te lo lascia spegnere con grande difficoltà, quasi causasse assuefazione. Tutto meno che un ascolto facile, quindi, pieno di dissonanze, suoni spiazzanti, rumorismi sospetti, monolitico nella sua stramberia, ma altrettanto stimolante per le orecchie più volenterose.

 

Un primo biglietto da visita ci arriva con le sincopi impazzite dell'opener Easy, con un corredo di percussioni degno della miglior cucina e con la schizofrenia ritmica e sonora delle seguenti Never e Waste, filastrocche degne del Frank Zappa più allucinato. Chi ha superato un simile esame è pronto per proseguire nell'ascolto delle seguenti undici tracce e probabilmente a restarne soddisfatto, e come dicevo, a sviluppare una certa dipendenza da piccole meraviglie come l'incredibile Low Dogg, con un'insistente tastiera che ricorda una fresa a controllo numerico che crea un giro armonico irresistibile. Oppure l'altrettanto “industriale” Ok, con un appiccicoso “call & response”, o ancora, la delirante canzonetta ultrapop You Know, ai limiti del progressive, ma condensata in un incredibile minuto e trentadue, la brevissima geniale Glamour quasi completamente costruita su voci campionate, anche per la parte delle percussioni, la furente conclusiva, fantastica Nowhere, in bilico tra il punk e la no-wave. Dunque, per trarre le conclusioni, un disco tanto difficile quanto interessante, che personalmente consiglio di assaggiare se musicalmente vi sentite dei buongustai.

 

Luca Sanna

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