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4 aprile 2012 , ,

Soap&Skin

NARROW

2012 - Pias
[Uscita: 19/03/2012]

soap skin narrow# Consigliato da DISTORSIONI

“Narrow” nasce dall’esigenza del giovane prodigio Soap&Skin, di esorcizzare e quindi metabolizzare il lutto per la perdita del padre, spirato prematuramente e inaspettatamente nel 2009, proprio nel culmine della sua ascesa al successo, grazie al bellissimo “Lovetune For Vacuum”, che la fece conoscere al mondo come la Nico del nuovo millennio e che la catapultò, appena maggiorenne, nell’olimpo delle chanteuse del rock sperimentale. Un evento devastante che, non solo ha portato la già emotiva Anja Plaschg (questo il suo vero nome), ad assumere un perenne sguardo ferito nei suoi emozionanti live, ma anche ad un blocco artistico durato ben tre anni. Mini album dunque di otto canzoni (la maggior parte già proposte dal vivo nella passata tournée) se volete interlocutorio, ma necessario all’artista per voltare pagina e andare avanti. In tal senso Narrow funge da lavoro auto-terapeutico, da veicolo e detonatore di emozioni, autentico e sofferto, tanto che ascoltandolo si ha come la sensazione di violarne il dolore privato di cui è pregno.

 

L’iniziale Vater è composizione emblematica del disco, un lied per voce e pianoforte, omaggio al genitore scomparso, che sembra ripercorrere tutte le fasi dell'elaborazione del lutto: dal rifiuto iniziale, cantato (in lingua tedesca) con voce soffocata, alla rabbia che di lì a poco prenderà il sopravvento, con il timbro a farsi più aggressivo, quindi la depressione nella stasi strumentale centrale, al finale in crescendo dove affilate lame di synth sono le armi per ricominciare a combattere. Comprensibilmente non c’è molto ottimismo tra i solchi di queste ferite fresche, tanto che, persino un leggero hit italo-disco degli anni 80, Voyage Voyage, della cantante francese Desidereless, viene spogliato di qualsiasi orpello dance, per diventare un sublime, drammatico ed emozionante ‘viaggio’ accompagnato da piano e archi. L’argomento ‘perdita’ pervade tutta l’opera, quasi da poterla considerare una specie di concept e ritorna in Cradlesong e in appunto Lost, inevitabilmente sottoforma di classica elegia pianistica, come se l’austriaca, grazie solo alla forza delle sue nude ed ossute mani, volesse riappropriarsi di un passato ormai estinto.

 

E se l’elettronica che fa capolino prepotentemente  in  Deathmental, una sinfonia industriale che tanto piacerebbe all’australiano Foetus, regala più di uno spunto su dove andrà ad appare in futuro la nostra Anja, il cuore emotivo dell’album è senza dubbio la dolcissima Wonder, un sommesso corale a lume di candela, sorta di preghiera/ninna nanna da pelle d’oca, che nella sua istanza circolare traduce tutto il bisogno e la richiesta di protezione che il piccolo fiore di Gnas necessita. Il celere quanto agghiacciante tonfo nel vuoto di Boat Turns Toward The Port, con il suo tragico ed esplicativo video promozionale che filma lo scoppio e la caduta libera di un razzo sparato in aria e la conclusiva Big Hands Nail Down, che alterna calma funerea a esplosioni orchestrali da brivido lungo la schiena, sono il grido ‘stretto’ in gola di una giovane donna che lotta per superare la sua perdita, usando la sua arte come terapia catartica.

 

Alla stregua dell’androgino Antony Hegarty, Soap&Skin è riuscita, nel giro di pochi anni, in virtù del suo innato talento, a sviluppare uno stile personale immediatamente riconoscibile e a diventare un punto di riferimento nell’universo del songwriter più intimistico, oscuro e inquietante. Con la speranza che venga rilasciato presto un più consistente seguito al tanto osannato esordio, Narrow resta episodio discografico a sé stante, un passaggio dovuto, intenso e riuscito; una caparbia elaborazione di un trauma che lancia il segnale di un’intenzione concreta dell’artista di tornare a guardarsi intorno, per non vedere più solo vuoto, distanza e solitudine. A noi va più che bene così e ringraziamo.

Antonio De Luca

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