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11 novembre 2015 , ,

Gazpacho

MOLOK

2015 - KScope
[Uscita: 23/10/2015]

Norvegia  #consigliatodadistorsioni     

 

Cover MolokOssessionati dalle religioni, dagli Dei, dai sacrifici a loro rivolti. Ritmi tribali, atmosfere cupe e strumenti provenienti dalle nostre origini, dall'età della pietra. L'inquietante figura di “Molok” a sintetizzare il tutto. Avevamo lasciato l'ispirata band di Oslo dei Gazpacho, solo poco più di un anno fa, intenta nel raccontarci di minacciose forze oscure e di inquietanti manoscritti attraverso le allettanti evoluzioni compositive di “Demon” e già ci ritroviamo immersi nell'ascolto di inediti abissi sonori provenienti dal loro nono progetto artistico. 

Avevamo accennato alla preistoria, all'utilizzo delle riproduzioni fedeli di strumenti in pietre ed osso risalenti all'ultima glaciazione; una congiunzione diretta con la storia instaurata in virtù della presenza in sala di registrazione dell'archeologo  Gjermund Kolltvelt e delle sue accurate ricostruzioni di dispositivi ricavati da selci e mascelle d'alce. Un'enfatizzazione suggestiva di sonorità che ben si collocano nelle trame di Molok, imperniate sulle debolezze e le solitudini di un'umanità abile, da sempre, nel sapersi rintanare dietro culti e divinità per sottrarsi a domande esistenziali alle quali non è in condizione di dare risposta.

 

Un susseguirsi di battiti marziali dettano i tempi di Park Bench, traccia d'apertura in cui il pathos emotivo lievita progressivamente con l'ingresso in scena dei vari strumenti; energicamente lapidarie appaiono le incursioni della batteria intercalate nel misurato incedere di The master's voice, sofferta recitazione di Ohme sulle dondolanti note di uno Gazpachopseudo-carillon.

S'infiamma l'atmosfera nel capitolo successivo Bela Kiss, una concitata danza dal sapore balcanico alla quale partecipa, in qualità di ospite d'onore, il fisarmonicista norvegese di fama mondiale Stian Carstensen, elemento centrale della Farmers Market Jazz Band. Know your time è il brano che riassume -più di qualsiasi altro- il mood tipico Gazpacho perennemente oscillante tra stati di calma apparente ed irruente esplosioni di fragorose sonorità; l'evanescente timbrica della corista Marianne Pentha arriva a consolidare il tormentato cantato di Ohme nel bel mezzo delle pulsazioni arcaiche della suadente Choir in anchestors. ABC corre spedita trainata dagli agguerriti colpi delle percussioni e si illumina in un refrain di grande respiro. 

 

Un gemito dai tratti orientaleggianti attraversa Algorithm, traccia dal sapore desertico (presente solamente nella versione cd) che precede Alarm ennesimo passaggio in cui le morbide e nitide tonalità del vocalist vengono esaltate nello stagliarsi da un clichè sonoro ben rodato. La coda Molok rising, dall'alto dei suoi dieci minuti intrisi di religiose venature gazetno-folk e di un recitato tanto dolente quanto suggestivo, si rivela l'episodio chiave dell'opera, quello che concettualmente maggiormente si avvicina al monumentale Demon

Anche stavolta non sarà sufficiente un approssimativo approccio con Jan Henrik Ohme e soci per apprezzarne in toto le evocative e suggestive trame imbandite; solo soffermandosi sulle ricercate sfumature dei precisi arrangiamenti sarà possibile godere dei visionari ed ancestrali richiami sonori che saturano il disco. La linea di separazione tra l'apprezzare o disdegnare l'art-rock sperimentale dei Gazpacho rimane sempre la stessa . A voi l'inevitabile aut aut. 

Voto: 8/10
Alessandro Freschi

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