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17 Marzo 2013 , ,

Greg 'Stackhouse' Prevost MISSISSIPPI MURDERER

2013 - Mean Disposition Records
[Uscita: 05/02/2013]

"greg prevostI officially left the band in the early part of 2011 after a long deep freeze of not doing anything", “ho lasciato la band nei primi mesi del 2011 dopo un lungo profondo congelamento d’attività in cui non abbiamo fatto più nulla”: sono parole piuttosto dolenti del grande Greg Prevost che non creano equivoci sulla sorte dei Chesterfield Kings, la band cui naturalmente Prevost fa riferimento in queste parole. Dei re di Rochester, New York, per 28 anni di onorata carriera Greg è sempre stato il front-man cantante/armonicista e compositore insieme al bassista Andy Babiuk, i Jagger-Richards della situazione in pratica, vista la loro indefessa fedeltà al vangelo dei Rolling Stones. Qualcosa come dodici album ci lasciano in eredità dopo quasi tre decadi di carriera i rockers americani più devoti al culto del garage revival – insieme soprattutto ai Fuzztones ed ai Miracle Workers  – sin dai primi anni ’80, dodici album in cui più che cercare evoluzioni al genere ne hanno ‘congelato’ (cristallizzandole con rigore quasi enciclopedico in dischi assolutamente imprescindibili per gli amanti del genere) le varie componenti storiche provenienti dai più profondi anni ’60: il garage punk,il blues, il surf, il beat, la psichedelica, rivelandosi più eclettici degli stessi Fuzztones di Rudi Protrudi.

 

Il tutto poi l’hanno sempre tagliato con uno smaccato e provocatorio approccio glam, ereditato dalle ultra-seminali New York Dolls di David Johansen e Johnny Thunders. Non è bastato quindi nello scorso decennio, a garantire la sopravvivenza della band, l’abbraccio fraterno dell’eroico partigiano del garage rock Little Steven e della sua prolifica etichetta garage Wicked Cool, ed è strano davvero perché in quegli anni questo sembrava averli rilanciati alla grande, a livello concertistico, di programmazione radiofonica e discografico: “Psychedelic Sunrise” (2007), prodotto insieme a Little Steven, era stato un albumgreg prevost EP notevole; gli era succeduto nel 2009 un ottimo live “Live Onstage... If You Want It”, il loro canto del cigno col senno di poi. Al nostro grande rammarico per lo scioglimento dei C.Kings subentra però la consolazione di Mississippi Murderer”, primo album solista di Greg Prevost - che per l'occasione si ribattezza 'Stackhouse' - rilasciato dalla Mean Disposition Records in Europa nel dicembre 2012, ed in America ai primi dello scorso Febbraio.

 

Prevost prima aveva però fatto uscire un  singolo 7” in vinile con due brani, Rolling Stone e Mr. Charlie, ma soprattutto ha recuperato la sua vecchia passione per la chitarra, un talento dimenticato - come lui stesso afferma nel suo sito - risalente alle notti pre-Kings: e vi si dedica alla grande perché in “Mississippi Murderer”, album consegnato quasi per intero alla sua passione per il blues, il nostro uomo dall’acconciatura impossibile Thunders-iana con striature verdi e viola e dalle ‘glam-missime’  scarpe con tacchi, strapazza con grande energia in tutti gli undici brani del disco l’elettrica, la slide elettrica, la National steel e l’acustica. Ad accompagnarlo egregiamente Zachary Koch alla batteria, Alex Patrick al basso e Keenan Bartlett al piano. Cosa vi aspettavate da un album solo di Greg Prevost, che impazzisse, tagliasse i ponti con la produzione e gli anni dei C.K., e si desse alla techno, o all’ambient music?

 

Ma no, certo che no, ed in tal senso “Mississippi Murderer” è una grande conferma di tutti i suoi punti fermi musicali: come suddetto prima di tutto del suo amore per il blues, che greg prevost chesterfield-kingsaveva partorito – non dimentichiamolo – un intero album dei Chesterfield Kings “Drunk On Muddy Water” (1990, Mirror Records), con cover e riletture di Big Bill Broonzy, Willie Dixon, McKinley Morganfield/Muddy Waters, John Lee Hooker; uno dei loro album decisamente più sottovalutati e meno preferiti dei loro garage fans.  La quadratura del cerchio è la ripresa in M.M. di una delle cover di “Drunk On Muddy Water”, la famosa Ramblin’ On My Mind di Robert Johnson, ‘trattata’  qui come le altre quattro ‘riprese’ in modo non certo canonico ed ortodosso. Greg non è cambiato assolutamente: brani autografi come  Death Rides With The Morning Sun, Get Myself Home, Stoned To Death, Too Much Junk  (titolo che è tutto un programma!) hanno sì un’innervatura blues, ma suonano glam, garage ed oltraggiose come solo i Chesterfield Kings potevano e sapevano.

 

Che Greg sia rimasto fedelissimo anche al verbo Stones lo chiarisce un brano devastante come Never Trust The Devil: un’entità, il diavolo, che è l’esatto trait d’union tra gli Stones e la musica diabolica per eccellenza, il blues. Lo stomp stordente di Downstate New Yawk Blooze è tutto meno che revival blues bacchettone, è vitalistico, pulsante, e  suona assolutamente ‘contemporaneo’ ed efficace come gli arrangiamenti ‘bollenti’ e punkoidi di Greg dei classici John the Revelator ed Hard Time Killing Floor Blues. Curiosamente tra le covers c’è anche una fremente Hey Gyp dell’inglesissimo Donovan Leitch, mentre non stupisce la presenza della stones-iana I Ain't Signifying, un’outtake di “Exile On Main Street “, album i cui meravigliosi umori grezzi e selvaggi  sono disseminati un po’ in tutto Missippi Murder. Chegreg prevost dirvi ancora: che il nostro Greg ci regala anche una straordinaria ballata, Ain't Nothin Here To Change My Mind, tra Flamin’ Groovies, Thunders e Stones? Che suona maledettamente bene anche l’armonica ed inanella un casino di guitar riffs Keith Richards addicted? Che sfoggia in questo disco una voce più sguaiata e maleducata che mai? I Chesterfield Kings? Non ci sono più, fine, ma signori accomodatevi: Greg Prevost è qui e lotta insieme a noi,  “Mississippi Murderer “ è un disco con i controcazzi e non ve li farà certo rimpiangere più di tanto!

Voto: 7/10
Pasquale Wally Boffoli

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