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15 dicembre 2017 , , ,

David Fiuczynski - Philip Gerschlauer

MICROJAZZ – NEUE EPRESSIONISTISCHE MUSIK

2017 - Rare Noise Records
[Uscita: 29/09/2017]

Stati Uniti - Germania      #consigliatodadistorsioni

 

«Un musicista jazz che non vuole suonare solo jazz»: questa la definizione che David “Fuze” Fiuczynski dà di se stesso. E succede così che il jazz si alterni con il MicroJazz, una “Nuova Musica Espressionistica”, secondo la dichiarazione d’intenti contenuta nel titolo di quest’ultimo lavoro in coppia col sassofonista tedesco Philipp Gerschlauer; e con la preziosa collaborazione di Jack De Johnette alla batteria, Matt Garrison al basso e Giorgi Mikadze alla tastiera microtonale. Proprio l’ambito microtonale è l’orizzonte cui tende l’attività di Fuze sin da "Planet MicroJam" – pubblicato nel 2012 sempre per RareNoise – e dal successivo "Flam! Blam! Pan-Asian MicroJam!". La sua ricerca sulla quarter-tone guitar lo accomuna in questo senso a Gerschlauer, alle prese da dieci anni con un metodo per dividere l’ottava del suo sax contralto in ben 128 note, allargandone sensibilmente la paletta cromatica.

 

Un album-manifesto (scelta rara, in questo periodo) che va a recuperare forme musicali cadute in disuso nella tradizione europea, ma ancora prevalenti in altre culture, dall’India all’Africa. Un disco che va altresì a riallacciarsi alle indagini svolte ormai un secolo fa da Carillo, Haba, Ives, Wyschnegradsky per giungere a una codificazione dell’armonia microtonale.
Il riferimento all’Espressionismo, dal canto suo, si esplicita nell’accoppiare ogni brano a un dipinto dell’omonima scuola tedesca (anche il chitarrista americano ha trascorso buona parte della sua adolescenza in Germania). Le opere di Grosz, Nolde, Kirchner, Schiele (tra gli altri), nel tracciare un solco in sinestesia tra cromatismo musicale e pittorico, aggiungono un’ulteriore connotazione a un album dal grande valore intellettuale. Intellettuale sì, ma non accademico, né tanto meno freddo: ciò che fa la differenza in "MicroJazz" rispetto a consimili esperimenti è il vibrante groove, di derivazione appunto jazzistica. I fuoriclasse convenuti in questo lavoro possono condividere a pieno titolo le parole con cui abbiamo iniziato: «musicisti jazz che non vogliono suonare solo jazz». C’è di fatto che quando vogliono suonarlo, i risultati sono semplicemente superbi.

Voto: 8/10
Francesco Brusco

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