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21 ottobre 2012 ,

Brasstronaut

MEAN SUN

2012 - Tin Angel/Goodfellas
[Uscita: 10/10/2012]

brasstronaut_mean_sun_cover_I Brasstronaut vengono da Vancouver e la loro attuale formazione comprende Bryan Davies alla tromba, Edo Van Breemen al piano e voce, Sam Davidson al clarinetto and EWI, Tariq Hussain alla chitarra elettrica e sintetizzatori, Brennan Saul alla batteria e John Walsh al basso; la nascita della band si deve ai primi due, musicisti di estrazione jazz, che nel 2007 si misero insieme per un progetto che superasse gli steccati fra i generi e gli consentisse di esprimersi al meglio. Questo “Mean Sun” è il loro secondo disco sulla lunga distanza dopo l’interessante debutto di “Mount Chimera”. Difficile descrivere e catalogare la musica contenuta in queste 10 tracce, ma il primo nome che viene in mente è quello degli altrettanto nordici Sigur Ros: atmosfere rarefatte, suoni evocativi che si perdono in lontananza, il richiamo a spazi sconfinati e le suggestioni di paesaggi dove il tempo si dilata e l’uomo si trova di fronte ad una natura immensa e fredda. Ma se le atmosfere evocate possono richiamare il combo islandese, l’approccio è molto diverso, intanto si privilegia la forma canzone con una grande attenzione alla melodia, poi la sezione ritmica rende la musica più vivace e fisica, evitando il rischio di catatonia che qua e là affiora nella musica dei Sigur Ros, il risultato è un album molto godibile, ricco di idee e soluzioni musicali interessanti.

 

 

Sin dal primo brano dell’album, Bounce, si viene immediatamente catturati dall’incanto della melodia e dal suono della tromba che disegna paesaggi gelidi e incontaminati e ci si rende conto di trovarci davanti a una band dalle non comuni capacità compositive, impressione confermate nella successiva Francisco, piccolo capolavoro di equilibrio pop; con Mean Sun le atmosfere si fanno più algide e inquiete; gli spazi siderali sono evocati dai synth che introducono la malinconica Fossil, ma nel complesso il risultato è debole; The Grove ha un bel finale con voce e tromba che si rincorrono in un mondo liquido e rarefatto; Revelstock Dam gioca le sue carte con influenze folk; affascinante l’intima e cantautorale  Hymn For Huxley; Falklands dopo un inizio sostenuto dal battito della batteria si infiamma in un avvolgente suono di tromba; il disco termina con il pop sperimentale di Mixtape con ancora una volta la tromba protagonista. “Mean Sun” è un album riuscito, merito anche della produzione di Colin Stewart (Black Mountain, Japanandroid) che dà equilibrio ed eleganza ai brani sempre sospesi fra la ricerca dell’incanto melodico e di arrangiamenti strumentali che viaggiano fra pop, post rock, jazz, psichedelia, folk.

Ignazio Gulotta
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