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1 novembre 2012 ,

Matthew Friedberger

MATRICIDAL SONS OF BITCHES

2012 - Thrill Jockey
[Uscita: 29/10/2012]

Matthew Friedberger MATRICIDAL SONS OF BITCHES 2012 – Thrill Jockey  Matthew Friedberger è una delle due metà, l’altra è la sorella Eleonor, del gruppo indie folk The Fiery Furnaces, personalità forte e discussa, capace di suscitare l’amore di alcuni e l’odio di altri, e questo album solista non farà eccezione. Intanto si caratterizza subito per la sua natura insolita e torrenziale: 45 brani, dalla durata oscillante fra i pochi secondi e i 3 minuti, tutti strumentali ad eccezione del brano iniziale in cui compaiono alcune spoken words e alcuni  cori lirici soprattutto nel secondo movimento. Il disco dell’effervescente e vulcanico Friedberger fa seguito a una serie di album solisti, ben sei, spesso di ardua fruizione, pubblicati fra il 2011 e l’inizio del 2012, in ciascuno dei quali il nostro accompagna il canto suonando in ogni album un unico strumento. “Matricidal Sons Of Bitches”, titolo veramente geniale, si presenta come una monumentale opera suddivisa in quattro movimenti: Ladies In Waiting . Waiting Forever ; Brand New Mothers  - Trying It Out; Expected Fathers – in For A Surprise e Dying On The Sixth Side., ciascuno suddiviso poi in una dozzina di brani.

 

 

 

Immaginato come colonna sonora di un film horror non ancora girato, acquistando il CD o l’LP in mailorder avrete le carte con le figure dei matricidi figli di puttana, il disco è ispirato ai film Poverty Row, film prodotti, fra il periodo conclusivo del muto e gli anni Cinquanta, produzioni dalla breve durata a basso budget, prodotti dalle piccole compagnie hollywoodiane, soprattutto western, noir, commedie. Allo stesso modo “Matricidal Sons Of Bitches” si compone di una grande proliferazione di brani brevi, costruiti in modo apparentemente semplice, uno stesso tema ripetuto con poche variazioni, arrangiamenti essenziali, difficilmente più di due strumenti alla volta, fra questi il piano, i fiati, l’arpa, i sintetizzatori sono quelli maggiormente presenti. Il risultato è un collage di immagini, sensazioni, emozioni che si affollano evocate dalla musica, ora intense e drammatiche, ora calme e rasserenanti, ora cupe e oscure, ma sempre con spirito leggero e un pizzico di bizzarria. Un album che è un riuscito mix fra l’irridente sperimentalismo dei Residents, la dolcezza psichedelica degli Os Mutantes e la giocosità naif di Pascal Comelade.

Ignazio Gulotta

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