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13 gennaio 2017 , , ,

Cult of Luna & Julia Christmas

MARINER

2016 - Indie Recordings
[Uscita: 8/04/2016]

Svezia      #consigliatodadistorsioni

 

Se decidiamo di proporre questo lavoro con colpevole ritardo sulla sua effettiva uscita non è per una compulsiva smania di completezza ma perché “Mariner” il lavoro di Cult of Luna & Julia Christmas ci sembra un punto di non ritorno nella sensibilità avantgarde estrema. Potremmo anche finirla qui e tanto basterebbe a dare ragione di questa tardiva sanatoria, se si trattasse solo di questo. Si tratta invece di una produzione che non si limita ad accomodare, a sistematizzare e ad alludere a nuove possibilità espressive, bensì a farla finita con una modalità di ascolto e composizione che si trascinava stancamente almeno dall’inizio degli anni ’90.

Ed è piuttosto interessante che lo stereotipo scandinavo tra tristezza e paganesimo straccione sia mandato in soffitta dai migliori figli di quella stessa tradizione. Che Cult of Luna sia un prodotto svedese insomma ci rassicura per almeno due ragioni, una riguarda il carattere non necessariamente retrivo e castrante della definizione di “musica di genere”; l’altra la presenza nei dintorni di Stoccolma di attività umana non impiegata all’incastro di scandenti librerie.

 

Julie-Christmas-2016Mariner”, sei tracce per 55 minuti, è chiaramente costruito come il punto in cui convergono i molti sentieri che la band aveva battuto nei lavori precedenti. La vena doom/metal, forse quella meno evidente, si coagula in un potente post-rock in cui non c’è più spazio per il folclore del Beauty and the Beast divenuto l’inaggirabile tic di un  ormai stucchevole bon ton nell’uso della voce femminile laddove regna il growl; al contrario la vena compositiva death che aveva rappresentato il core business della band diviene qui solo una pia aspirazione, come un desiderio di felicità, una promessa. Ciò che ne esce è un coagulo di forza compositiva e di estro che spedisce in soffitta tutta la lagnosa melodia gothic, anche quando sembra parlare lo stesso idioma (A Greater Call), sostituendola con una scrittura ossessiva e a tratti rarefatta. Si ascolti a proposito ciò che il gruppo e in particolare Julie Christmas (nella foto a destra) hanno da dire in Cygnus, 15 minuti di evoluzione all’interno del metal a venire in cui l’imponenza dello scontro sonoro non è mai l’unico argomento, verso cui l’estensione della espressività vocale non è mai solo la monomania dell’etereo. In questo la Christmas è brillante costruttrice di linee pop (in senso proprio e letterale) sulle quali sferzano grida lancinanti che spezzano la logica del discorso melodico o sulle quali si esibiscono folate di chitarre sovraincise su riff sovraincisi all’infinito sui cui insistono loop sintetici coagulati in un growl raggelato che – unico nel suo genere – ne rappresenta il punto di caduta ovvero di sintesi.

cultoflunaSe a Cygnus si aggiungono 13 minuti di Approaching Transition risulta chiara la supponenza dei Cult of Luna e la sfacciata sfida che gli svedesi propongono agli ascoltatori: “Mariner” non è un dialogo con l’ascoltatore, ma un vero e proprio ricatto perpetrato nei suoi confronti. Non sfugge la tracotanza dei modi come non sfugge la grandezza dell’architettura di questo grandioso monolito oscuro e abbagliante. Forse il disco di riferimento in ambito metal della seconda decade del XXI secolo.

Voto: 8,5/10
Luca Gori

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