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11 luglio 2018 , ,

Ammar 808

MAGHREB UNITED

2018 - Glitterbeat Records
[Uscita: 15/06/2018]

Tunisia       #consigliatodadistorsioni

 

Quella vasta area che dalle coste atlantiche del Marocco arriva al Medio Oiente, passando per il Sahel e l'Africa Occidentale, è oggi uno dei luoghi più fecondi ed eccitanti di sperimentazione musicale, una linea di fuoco e di ribollente creatività a cui l'ambigua etichetta di world music sta evidentemente strettissima. Sono decine gli artisti che pur non rinnegando le proprie tradizioni le proiettano verso il futuro non temendo di far propri linguaggi e tendenze venuti da fuori e rielaborandoli e reinventandoli in modo originale e personale. Sofyann Ben Youssef, ideatore del progetto Ammar 808 e già fattosi apprezzare per il disco uscito l'anno scorso sempre su Glitterbeat a nome Barogu 08, ha riunito intorno a sè vari musicisti provenienti dalla vasta area del Maghreb, così i cantanti provengono dal Marocco, Mehdi Nassouli, dall'Algeria, Sofiane Saidi, e dalla Tunisia, Cheb Hassen Tej, quasi a rivendicarne l'unità culturale e politica. Del resto Ben Youssef ha le idee ben chiare sulle finalità del suo lavoro: «Sto cercando di tessere i fili del folklore e della mitologia con il futurismo. E non sto necessariamente proiettando un'immagine positiva; da tutto ciò che possiamo vedere, le cose non vanno nella giusta direzione. Quello che spero è che alzi un allarme ».

 

Se il tocco peculiare al suono di "Maghreb United" lo dà la drum machine analogica TR-808, col suo timbro basso e profondo, questo è però circondato da tutta una serie di strumenti tradizionali che rendono l'album indiscutibilmente figlio della grande tradizione musicale nordafricana: il guembri, liuto della tradizione berbera e dei musicisti gnawa, il gasba, flauto algerino, la zokra, sorta di cornamusa tunisina, il tutto spesso filtrato, distorto in una dimensione di continuo dialogo/confronto fra passato e futuro. E' proprio la capacità di utilizzare l'elettronica per aprire nuove strade e dimensioni alla musica nordafricana che rende così eccitante ed energico questo lavoro di Ben Youssef, capace di proiettare in una dimensione nuova e futuristica la trance ancestrale e ipnotica della musica gnawa o la sensualità gioiosa e irriverente del rai o le note evocative del blues.

IMAG0745Sono le voci della strada campionate ad aprire l'album con Degdega infiammandosi via via in un orgiastico ritmo tribale notturno che sembra uscire da un caotico mercato arabo, è un brano che rappresenta una sorta di dichiarazione di intenti, riafferma il valore della tradizione, ma lo stravolge in una dimensione futuribile, e in questa direzione prosegue il disco regalandoci superbe perle di trance ipnotica debitrice della tradizione gnawa (Alec Taadimi), dilatazioni dub e martellante dance (Kahl El Inim), l'esplosione tribale-punk (Layli), irresistibili frullatori dove dance, elettronica, canto tribale si fondono e ci regalano, grazie all'uso dell'808, un modo nuovo, vibrante, di ascoltare strumenti e ritmi antichi. Un grande disco che metteremo accanto ad altri, come quelli di Ifriqqya Electrique, Nadah El Shazly, 47Soul, TootArd, che reinventano la musica araba per parlare dell'oggi e delle sue laceranti contraddizioni. 

 

Voto: 8/10
Ignazio Gulotta

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