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26 luglio 2013 , ,

Nadine Shah

LOVE YOUR DUM AND MAD

2013 - Apollo Records
[Uscita: 22/07/2013]

Nadine Shah LOVE YOUR DUM AND MAD 2013 – Apollo Records# CONSIGLIATO DA DISTORSIONI

 

Quante volte capita con la musica di oggi di essere colpiti al cuore, di essere portati all’entusiasmo e alla sorpresa? Poche, pochissime, non che manchino i buoni, gli ottimi album, ma oggi sembra prevalere un certo manierismo, l’originalità sembra spesso latitare e allora se si vogliono emozioni forti molto meglio ritornare ai grandi del glorioso passato, a meno che…a meno che non ci si trovi di fronte a un disco sorprendente e maledettamente incantevole come questo di Nadine Shah. Madre norvegese, padre pakistano, viene però dal Nord dell’Inghilterra, con buona pace di Calderoli e compagnia bella, il melting pot sembra dare sempre più una spinta fondamentale nel mondo culturale di oggi: ne è testimone fra gli altri questa Nadine Shah che dopo aver destato molto interesse con i suoi due ep e le sue esibizioni live facendo parlare molto di lei sulla rete, finalmente approda al debutto sulla lunga durata. Un debutto senz’altro convincente, un’artista che si fa immediatamente amare, malgrado il disco non sia affatto facile e manchi di qualunque ruffianeria, perché “Love Your Dum And Mad” è disco scuro, aspro, intriso di malinconia e dolore, ma espressi con un talento e un’ispirazione davvero rari.

 

Come nei vecchi e amati vinili il disco contiene nei fatti due facciate diverse, la prima in cui il suono è più duro, protagonista la chitarra elettrica e percussioni dure e drammatiche, la seconda in cui diviene protagonista il piano per una serie di canzoni di struggente malinconia. Ma in entrambi i casi il risultato è eccellente, confermando l’intensità espressiva della voce di Nadine Shah.e l’ottimoNadine Shah LOVE YOUR DUM AND MAD 2013 – Apollo Records lavoro svolto dal produttore Ben Hillier - fra gli altri Blur, Depeche Mode, Horrors - che è anche coautore con la Shah di tutte le canzoni. Fra le fonti dichiarate di ispirazione la 27enne cantante inglese indica i nome di Nick Cave e P.J.Harvey, ma anche quello di Frida Kahlo, per la sincera brutalità con la quale nei suoi quadri ha guardato dentro se stessa. Le sue liriche sono immediate, «non uso metafore perché non è questo il modo in cui parlo e penso», e trattano di argomenti spesso drammatici, in particolare il disco è attraversato dalla riflessione sulla malattia mentale e sul suicidio, ispirato alle tragiche morti di due suoi amici, un suo ex fidanzato e un amico pittore, fra l’altro autore della copertina del disco, che a causa di problemi mentali si sono tolti la vita. Temi non facili, ma affrontati senza infingimenti e con grande sincerità e capacità introspettiva.

 

La voce di Nadine Shah, dai colori scuri e dalle venature androgine, è perfetta per cantare queste storie che sanno di dolore, amori distrutti e perduti, ha pathos e partecipazione e noi palpitiamo e ci emozioniamo sulle note del suo canto: se P.J.Harvey è un richiamo sicuro, per esempio nella travolgente iniziale Aching  Bones, brano di grande potenza con una cupa e ossessiva linea di basso e sonorità industriali, in canzoni come la bellissima Dreary Town l’intensità emotiva del suo canto può essere accostata a personalità come Antony o Rover. Da non perdere.

Voto: 8/10
Ignazio Gulotta

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