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20 settembre 2016 , , , ,

Jeff Beck

LOUD HAILER

2016 - Rhino Records
[Uscita: 24/06/2016]

Inghilterra

 

jeff beck coverSe non fosse esistito - ahinoi, in un arco di tempo purtroppo assai breve e fuggevole - un certo chitarrista di nome Jimi Hendrix, che ha ricavato dalla sua chitarra suoni inusitati e straordinari, mettendo in atto una tecnica da altissima scuola, fantasmagorici virtuosismi ed un’arte sublime, oggi parleremmo con maggiore serenità di chitarristi, sicuramente assai apprezzabili, tecnicamente ineccepibili, eccellenti quanto a creatività e fantasia, senza far riferimento o, peggio ancora, paragoni col nome del mitico Jimi, che è entrato prepotentemente e in via definitiva nel mito e che, non solo per questo motivo, sta una spanna sopra tutti. Ma la storia, ne siamo certi, non si fa con i “se” e con i “ma”. Quanto a tecnica e a creatività anche un chitarrista come Jeff Beck ha tante cose da dire e tanta buona musica da tirare fuori dal suo strumento. Lo dimostra ancora una volta con questa sua ultima fatica, Loud Hailer, nella quale il settantaduenne artista inglese di Wallington ha voluto accanto due collaboratrici non molto conosciute -la cantante Rosie Bones e la chitarrista Carmen Vanderberg, che insieme costituiscono una band che ha assunto come denominazione il cognome della Bones- che qui si rivelano all’altezza della situazione, e non ha sentito per nulla l’esigenza di chiedere aiuto a musicisti più blasonati o di maggior richiamo. 

 

JEFF BECKPer completezza, aggiungiamo che, per il resto, l’album può essere considerato in buona parte italiano, dal momento che è stato registrato allo StudioNero di Roma e che ha visto in studio, come session-men, il batterista Davide Sollazzi e il bassista Giovanni Pallotti, mentre Filippo Cimatti firma la produzione. L’album si apre sui suoni duri ed arrabbiati di The Revolution Will Be Televised (esplicito il riferimento al famoso brano di Gil Scott-Heron The Revolution Will Not Be Televised), brano nel quale la voce decisa e stentorea della Bones fa da contrappunto alle note dell’ex chitarrista degli Yardbirds e sembrerebbe farci tornare, quanto a temi (ma il testo qui è piuttosto annacquato e reso un po’ banale) e prese di posizione, alla canzone di protesta di alcuni decenni fa, ad istanze movimentiste da “tempo che fu”. Ma è solo un abbaglio momentaneo: a farla da padrone (e in ogni caso ci sta benissimo) sono i suoni (e la voce è uno strumento), le distorsioni, gli effetti “wah-wah”, le svisature di Beck, che, attraverso gli undici brani che costituiscono la “list”, si produce in una fusione di suoni, che vanno dal funky al rock-blues, al soul più classico (e qui Rosie si rivela interprete ben dotata), che convincono e rendono assai gradevole l’ascolto. Mentre la voce di Rosie vive il suo momento più interessante nell’intensa e graziosa Thugs club, con Beck che costruisce per lei un coinvolgente gioco jeff beck efa8-cb4f-4271-aa74-13a805b41f6adi “rumori organizzati”, il nostro chitarrista si produce, tutto solo, in due brani strumentali -l’irresistibile Pull It e il tenero, ma brevissimo quanto a durata complessiva, Edna- per ribadire, con (o senza, non importa) un loud hailer -vale a dire un megafono in mano- la propria maestria quando abbraccia una chitarra e ne stuzzica con sapienza le corde. 

 

Voto: 7/10
Nello Pappalardo

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