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27 ottobre 2018 , ,

Murcof

LOST IN TIME

2018 - Glacial Movements
[Uscita: 28/09/2018]

Messico   #consigliatodadistorsioni    

 

murcof a3110256273_10Un’ulteriore pietra preziosa va ad arricchire il catalogo della Glacial Movements di Alessandro Tedeschi. L’etichetta romana, in poco più di dieci anni, ha ospitato i lavori di Bvdub, Aidan Baker, Francisco Lopez, Loscil, Justin Broadrick, Machinefabriek, Mike Harris, Pjusk, Oophoi, Retina.it, Bernocchi, Netherworld, imponendosi come una delle label più interessanti del panorama ambient. L’album in questione è “Lost in Time”, realizzato da Murcof come colonna sonora dell’omonimo film sperimentale del regista canadese Patrick Bernatchez e pubblicato per la prima volta in formato CD e digitale dall’etichetta romana. Negli ultimi quindici anni, il musicista messicano, mescolando minimalismo elettronico e musica contemporanea, ha costruito mondi lontani ed odissee (“Martes”, 2002 ed “Utopia”, 2004), ha lavorato emotivamente intorno al tema della memoria (“Remembranza”, 2005), ha esplorato luoghi oscuri e distanti della nostra esistenza (“Cosmos”, 2007), cimentandosi infine nell’incontro tra suono e immagine (“La Sangre Iluminada”, 2009 e “Lost in Time”, 2014).

La collaborazione tra Murcof e Patrick Bernatchez è un condensato di affinità particolarmente suggestive. Da un lato il musicista messicano ha sempre esplorato i luoghi d’incontro dello spazio cosmico con il sacro, dall’altra l’artista canadese ha più volte esplorato i luoghi fisici e le forme del tempo. Il film sperimentale (nella foto) di Bernatchez racconta film murcof LIT_still+final+no2_chap5_due episodi: nel primo un cavaliere attraversa un territorio desolato e freddo in un ipotetico futuro apocalittico, nel secondo un gruppo di persone si accinge a fare un esperimento su un cavallo ibernato. “Lost in Time” è un’indagine sul tempo e sullo spazio siderale, caratterizzato da movimenti lenti, in cui la relazione tra causa ed effetto sembra non valere. Sono spazi senza confine, in cui le cose non finiscono ed in cui la successione causale segue andamenti ciclici. I due episodi non hanno un ordine prestabilito e questo consente di accettare l’idea (poetica) di un ciclo senza fine in cui due corpi perduti nel tempo e nello spazio raccontano una vicenda di vita e di morte. Temi che Murcof ha costantemente esplorato. Se il sacro sembra essere completamente assente nella visione di Bernatchez, quello stesso senso del sacro viene invece forzatamente reintrodotto da Murcof (nella foto sotto) nella potenza delle tormente droniche dello splendido Chapitre II.

La mugrandiosità della rappresentazione sonora rende epiche le immagini degli scenari desolati e tormentati del film di Bernatchez, in una luce abbagliante che sembra disgregare la materia. La tensione tra l’elemento materiale e quello sacro si ritrova anche nelle Variazioni Goldberg di Bach eseguite da Les Petits Chanteurs du Mont-Royal. La splendida Chapitre VI recupera invece passaggi più melodici e meditativi. L’indagine sul tempo e sullo spazio diviene per Murcof il modo privilegiato con cui comprendere la vita ed il mondo che ci circonda. Non è un caso allora se Chapitre N, scritta espressamente per Glacial Movements come ultimo capitolo del film, descriva definitivamente un mondo inospitale e freddo, che afferma la condizione desolata e cupa dell’esistenza. “Lost in Time” va ascoltato guardando il film di Bernatchez, per vivere una combinazione di potenza sonora e visiva davvero suggestiva.

 

Voto: 8/10
Felice Marotta

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