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12 ottobre 2012 , ,

Jeff Lynne

LONG WAVE

2012 - Frontiers Records
[Uscita: 8/10/2012]

Jeff Lynne LONG WAVE 2012 Frontiers Records# Consigliato da DISTORSIONI

 

Jeff Lynne è ormai un veterano della grande generazione di musicisti che contribuirono a rendere  i sixties un' epoca irripetibile, che si voglia o no la migliore e più innovativa di sempre. Poco più che ventenne Jeff forma sul finire di quel decennio gli Idle Race, splendida e misconosciuta band che in Italia pochi ricordano, tre dischi all'attivo, "The Birthday party"(1968), l'omonimo "Idle Race" (1969), tutti e due ricchi di splendide ballads e l'ultimo "Time is" (1971) ma qui Lynne se ne era già andato. Chiamato dall'amico Roy Wood aveva poi preso parte all'ultimo periodo dei Move, lo troviamo in "Looking on" (1970) e "Message from the country" (1971). Con lo stesso Wood nei settanta fa decollare l'astronave Electric Light Orchestra, il suo discutibile progetto che tanta fama e quattrini gli porterà in dono.

 

Verrà per lui anche l'avventura con il supergruppo Traveling Wilburys mentre come solista ha al suo attivo solo il discreto "Armchair theatre" risalente al lontano 1990. Giunge davvero inaspettato questo ritorno di Lynne, in un 2012 che ha già visto il ruggito di altri nonnetti del rock quali Brian Wilson, Bob Dylan, Leonard Cohen e il solito Van Morrison.  Questo nuovissimo "Long wave"  si presenta con una splendida copertina retrò, sullo stile di quella altrettanto bella usata da Bevis Frond per il suo "London Stone" (1992). Contrariamente a quanto si potrebbe pensare Mr. Lynne non si è sforzato più di tanto in questi lunghi anni di ritiro dalle scene. Il disco ad un ascolto frettoloso suona come un bel vinile preistorico, in tutto e per tutto simile a quelle vecchie produzioni che tanto abbiamo amato. E la spiegazione c'è: 12 brani ma altrettante covers, riuscitissime per carità, la classe non è acqua, ma forse i suoi numerosi seguaci si aspettavano qualcosa di più personale.

 

Bellissima in ogni caso l'iniziale She di Charles Aznavour, una versione che solo un altro grande come Ray Davies, che Jeff qui ricorda molto, avrebbe potuto rendere più personale. If i loved you, altro lentone firmato Rodges/Hammerstein è in questa veste qualcosa di simile ad un outtakes beatlesiana. Strappalacrime pure il doveroso e sentito omaggio a Roy Orbison, suo compagno di viaggio nei Wilburys,  con Running Scared. Jeff va sul sicuro, Bewitched, bothered  and bewildered, di Rodgers e Hart e Smile firmata da Charlie Chaplin (!) vedono protagonista la sua splendida voce, pesantemente influenzata dai quattro di Liverpool. Lo stesso Lennon pare abbia dichiarato una volta che se i Beatles avessero continuato l'avventura nei settanta avrebbero suonato come il gruppo di Lynne, verità o leggenda?

 

Jeff non accusa cedimenti nemmeno cimentandosi con gli Everly Brothers, So Sad (to watch godo love go bad), con At last, che Etta James rese immortale, più debolino con Mercy mercy, sì è quella che rifecero anche gli Stones, e più prevedibile con Chuck Berry, Let it rock, di cui avremmo fatto volentieri a meno. Un bella sorpresa questo Long wave, sempre tenuto conto delle considerazioni di cui sopra, che riporta alla luce un personaggio che ormai pensavamo inghiottito dalle nebbie londinesi ben immortalate nello scatto di copertina. 

Ricardo Martillos

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