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18 febbraio 2016 ,

Sainkho Namtchylak

LIKE A BIRD OR SPIRIT, NOT A FACE

2016 - Ponderosa Music & Arts
[Uscita: 22/01/2016]

Tuva-Mali    #consigliatodadistorsioni  

 

Sainkho-Namtchylak-300x300Se esce un disco della cantante siberiana di Tuva Sainkho Namtchylak, accompagnata da Eyadou Ag Leche e Said Ag Ayad (chitarrista e bassista il primo, percussionista il secondo dei grandi sahariani Tinariwen), e la produzione e i loop vengono affidati a uno sperimentatore e ricercatore di musiche altre come Ian Brennan, (del quale vogliamo ricordare due eccellenti lavori di cui ci siamo occupati su Distorsioni: “Zomba Prison Project” e “Hanoi Masters”), la curiosità è tanta e l'aspettativa decisamente alta, e non è certo andata delusa.

Le diverse provenienze geografiche, le steppe mongolo-siberiane e l'area desertica subsahariana, trovano terreno di incontro nella comune vocazione nomade e nell'ispirazione rituale e sciamanica delle musiche. Sainkho Namtchylak porta l'incredibile tecnica vocale del suo popolo, il canto armonico che le consente di emettere contemporaneamente più suoni producendo droni e suoni gutturali oltre alla linea melodica; un canto che se inizialmente può risultare ostico per la sua radicale diversità rispetto alla tradizione del belcanto, è però in grado di aprire orizzonti nuovi e interessantissimi all'esperienza musicale.

 

La cantante nella sua vasta produzione non si è fermata alla musica tradizionale, ma ha sempre avuto un approccio sperimentale che l'ha portata ad accostarsi ad altre tradizioni musicali e all'elettronica, era quindi quasi inevitabile l'incontro che ha dato vita a questo “Like a Bird or Spirit, Not a Face”. Il disco è stato registrato in due giorni e la cantante siberiana ha improvvisato, sulle musiche ordite dai due tuareg, suoni e testi, molti incentrati sul tema della nostalgia e della lontananza dalla propria terra, . 

Disco lisergico per la sainkhosua capacità di fare viaggiare verso mondi insoliti, misteriosi, lontani o racchiusi dentro i meandri più nascosti della nostra psiche, musica profondamente sacra che celebra una sorta di espressione e rivelazione del mondo naturale tipico della religiosità pagana e animista. Il nomadismo implica necessariamente una visione del mondo che compenetra l'uomo nell'ambiente naturale in cui vive, respira l'anima della terra e, in questo caso, ce la restituisce attraverso la musica, primordiale e attualissima allo stesso tempo; non è certo un caso che la parola nomade ricorra in ben tre titoli del disco.

 

E nomade il disco lo è anche nella sua struttura, i brani si muovono su molteplici piani sia musicali che geografici che linguistici; inglese russo e la lingua di Tuva si alternano nei testi. Nomadic Mood è puro desert blues, sabbioso, epico e nostalgico, The Road Back è sommessa e misteriosa e l'incredibile estensione vocale di Namtchylak spazia da un malinconico canto evocativo ai toni acuti e striduli di una voce infantile.

sainkOcchieggia al dub il ritmo di Dushkan Ezim To che insieme ai loop accompagnano le evoluzioni vocali, brano notturno e misterioso. Ritorna il giro armonico circolare della chitarra in So Strange! So Strange! Qui la voce di Sainkho improvvisa dando luogo a suoni inquieti e tormentati, mentre nella successiva Worker Song (Nomads Dance Around the Fire) si realizza la fusione fra i ritmi propri delle danze del Sahel e quelli siberiani prodotti dalla voce. Melody In My Heart ci fa scoprire, dopo tante asperità, il lato più dolce e intimo della cantante siberiana, The Snow Fall Without You è un blues cantilenante intriso di nostalgia e pathos. I tre brani qui non citati confermano la varietà e la qualità di un disco che di certo lascia il segno di una personalità forte in bilico fra radice sciamaniche animiste e sperimentalismo.

 

Voto: 8/10
Ignazio Gulotta

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