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21 giugno 2015 , ,

Rolling Through the Universe

LETHE

2015 - Hidden Temple Records
[Uscita: 20/06/2015]

Stati Uniti

 

Rolling Throug UniverseA volte lo stato dell’arte esprime le condizioni materiali della nascita di un nuovo senso comune; spesso il parto porta la morte del nascituro e della gestante. È questo "Lethe", ultimo lavoro dei Rolling Through the Universe (Portland, Oregon), un caso esemplare di questa morte a colpi di storia. Detto altrimenti è solo a causa del languore attuale meglio, della crisi irreversibile del metal così come lo abbiamo conosciuto e così come tenta ostinatamente a perpetuarsi; è solo a causa di questa perseveranza se è possibile considerare Lethe una produzione non deprecabile. I Rolling Through the Universe si impegnano veramente moltissimo per non trascurare nemmeno uno dei luoghi comuni del genere doom/sludge e succedanei vari: lunghezza estenuante, priva di ogni necessità artistica, della composizione dei brani; atmosfere deprimenti e sature; suoni grezzi e impastati; riff più noiosi che ipnotici; riverbero o chorus da conclave su qualsiasi cosa assomigli ad un suono.

 

Il consiglio è quindi di acquistare solo l’ultima traccia dell’album “Subject of Discord” che riassume in un solo corpo mistico tutti questi divini attributi compreso quello di avere quasi un EP – il brano ha una durata di 10:29 min. – al costo di un singolo download. È poi sempre possibile assaporare questi attributi nelle loro singole espressioni. Si avrà così la rollingthroughtheuniversepossibilità di scovare una voce – naturalmente growly – tra un pasticcio di suoni e un intreccio tanto casuale quanto potente di riff chitarristici; et voilà il prog lo-fi facile fino allo sfinimento di Lethe. Oppure, se proprio vogliamo vederci chiaro nel black metal dei nostri giorni, possiamo dirigerci direttamente alla traccia numero cinque Centrifuge, un mero frullato, tra l’altro ben suonato, di nefandezze anni ’90 - che ora suonano come vintage alle orecchie dei non quarantenni - e una melodia mutuate direttamente dal post-rock degli ultimi 10 anni, Sigur Rós sopra ogni altro. È tutta qui la misura di un grigiore creativo che non sprofonda mai in quella cupezza abissale che pur si contenta di mimare. È forse il caso di metterci una pietra sopra queste eruzioni di sound tombale che oramai fanno meno impressione dei balletti alle manifestazioni internazionali dei gruppi folkloristici dell’Est Europa.  

 

Voto: 5.5/10
Luca Gori

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