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29 dicembre 2012 ,

Le Reveil Des Tropiques

LE REVEIL DES TROPIQUES

2012 - Music Fear Satan
[Uscita: 9/10/2012]

Le reveil des tropiques  LE REVEIL DES TROPIQUES # Consigliato da DISTORSIONI

 

Che negli ultimi anni la psichedelia sia tornata prepotentemente di moda è un dato di fatto. Abbandonate le sonorità legate alle alterazioni della mente, la nuova psichedelia si dedica alla contemplazione rituale della terra e del cielo, in una sorta di nuova religiosità pagana. I riferimenti sono sempre gli stessi: i Can, gli Hawkwind, i primi Pink Floyd, riletti con le lenti deformanti del noise e del post-rock. Ma se l’oggetto dell’esplorazione psichedelica per band come USX o Barn Owl è la dilatazione dello spazio, per i parigini Le reveil des tropiques è certamente la dilatazione del tempo. Registrato in una jam-session in due giorni e tre notti di pura improvvisazione, “Le reveil des tropiques” è un album che recupera le suggestioni dei tempi dilatati, delle memorie delle città decadute e dei luoghi perduti. L’album prende avvio con Jerusalem, traccia di 15 minuti di puro psych-kraut-rock che evoca gli infiniti dedali del labirinto che la storia ha costruito intorno a questa città millenaria. Ad attrarre la band c’è certamente il senso cosmico di un passato grandioso annullato dal tempo e dagli eventi. Ne sono un esempio i brani che evocano città distrutte dalla storia o dagli uomini: Tenochtitlan (città atzeca), Homs (città siriana ancora in guerra), Sigiriya (antica fortezza decaduta).

 

La stupenda Antibes offre 14 minuti di esaltante krautrock, mentre Kinshasa ricorda per certi versi le sperimentazioni space-rock dei Motorpsycho. La psichedelia noise di Tunguska rievoca il devastante impatto di un meteorite sui territori siberiani, mentre Vonaguni rimanda ai misteri di una possibile antica civiltà sommersa al largo di un’isola giapponese. L’album si chiude con le sonorità sognanti e nervose di Anthemusa, isola immaginaria che il mito sostiene sia stata dimora delle sirene. Composto da un collettivo eterogeneo proveniente da esperienze diverse, equamente suddivise tra post-rock, psichedelia e noise (Ulan Bator, Farewell Poetry, One Second Riot, Casse Gueule, Testa Rossa, Looking For John G), “Le reveil des tropiques” è un album davvero capace di materializzare le inquietudini e le suggestioni di ciò che il tempo ha lentamente e inesorabilmente annientato. Gran bell’album.

Felice Marotta

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