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10 dicembre 2014 , , ,

Bob Drake

LAWN ORNAMENTS

2014 - ReR Megacorp
[Uscita: 12/08/2014]

USA                                                                           # Consigliato da Distorsioni

bob drakeOrnamenti da giardino si animano in un profluvio di note: la sintesi è pop, la densità è avant-rock ma l’incalzo mutante dei suoni è progressive. In un contesto estetico vagamente jazz age irradiano solari melodie e fascinazioni psycho-comedy con inserti di rumorismi, recitativi, stranianti dissonanze. “Lawn Ornaments”, fresco disco solista – l’ottavo - del polistrumentista ed ingegnere del suono Bob Drake, veterano della scena avant-prog americana (tra le militanze Thinking Plague, Hail, 5uu’s e i relativamente recenti Bob Drake’s Cabinet of Curiosities), introduce a una dimensione di sostanziale meraviglia le nostre personali vocazioni sonore. Abbiamo il sospiro di sedici intense, brevissime composizioni interamente eseguite e (super)prodotte dall’autore stesso, visionarie, caleidoscopiche e di comprovata sostanza rock, financo tumultuose nel loro dispiegarsi strumentale. Una matrice di tradizionali suoni folk/pop  si specchia misteriosamente nel progressive sinfonico e nell’avanguardia R.I.O. (Rock In Opposition) ricca di  disarmonie e fughe impro in un ordito operettistico wilsoniano (nel senso di Brian) ad alto tasso Van Dike Parks (“Song Cycle”),  fatto di sofisticate concertazioni, vaudeville ed ariette da Tin Pan Alley. 

 

Se poi aggiungiamo un cantato dalle sbalorditive declinazioni Jon Anderson, ed una maestria tecnica che evoca a tratti il binomio stilistico Howe/Squire (in una parola: Yes), oltre a certe  digressioni barocche di tipica scrittura Smith (il Tim dei grandi Cardiacs) per BobDrake_April2007non tacere dei sempre immanenti King Crimson, ecco finalmente - elencati un po’ alla rinfusa - i riferimenti compatibili con questo patchwork sonoro così calibrato ed ammaliante. L’incipit esalta fin da subito: l’omonimo Lawn Ornaments,  è giusto una porta cigolante (come da campionamento) attraverso la quale varcare le molte dimensioni melodiche e lo sfrenato eclettismo a venire del disco; What's Happened To Your Meerkat? ne è il degno prosieguo ed esalta la vocalità citazionista di Drake nonché la sua perizia negli arrangiamenti in grado di  catturare un’alterità favolistica grottesca, una poetica che lambisce il climax cinematografico di Wes Anderson, così come avviene nel successivo e spedito To the Sphinx, per la verità uno spaventevole inserto di abilità tecnica e di stupore progressivo da parte del nostro. Park of the Mysteries pare canzone più lineare  ma nell’incedere trionfa in un’esplosione  di impetuose svolte ritmiche e saliscendi chitarristici, e sotto sotto arabesca pure un banjo(!); Elsie connota il lato comedy e la migliore capacità di scrittura del Drake più recitativo e melodico. Fix My Machine e The Lonely Manor proseguono su questa china ma come lievi carezze baroque-pop che non fanno in tempo ad intenerire e già sono svanite; mentre Hyena Hot Springs sono i King Crimson di “Starless and Bible Black” o “Red” intervallati da un cammeo di convincenti derivazioni Yes e dissonanti progressioni Cardiacs. 

 

Perpetual Lamps disegna un acquerello di lucentissimo spaesamento sinfonico; e provate in Let's Go To the Marvelous Land a non amare gli stonati suoni-giocattolo di trombe sfiatate e cordature allentate e a non aggrapparvi ai nitidi accordi di quell’hammond per evitare di essere risucchiati nel gorgo finale. Agents of Decay parte come slegato cut-up avant-prog e Bob Drake  annoda un garrulo ritornello in serpentine Steve Howe-styledrake-bob-usa (delirio); poi l’ordinata scansione di accordi di X-Ray Fruitful Plain, tanta flemma sonora americana che  vaporizza nel successivo  Why Why Why Not? assoluto capolavoro di miniaturizzazione, quasi un’epifania di musica in 1 primo e 03 secondi, quasi che il cuore agognasse una volta ancora il genio di Tim Smith epoca Spratleys Japs. Wolf Nose Knows Nose è pop come se al posto del sole sorgesse il faccione di Brian Wilson; mentre Our Expert's Advice distende il colpo d’occhio ad una successione di ionosferici vocalizzi, stacchi pianistici e riff di schietta fattura r’n’r anni 70. Infine, per concludere in gloria, Don't Worry, anthem di ceppo beatlesiano, un rullo sonoro per ideali titoli di coda che, come imprigionante loop, riposizionerà per sempre l’album all’inizio. Lawn Ornaments, registrato tra il 2012 e l'Agosto 2013, in fondo, sintetizzando lo stesso Drake, è un tentativo di trovare le migliori canzoni possibili attraverso una musica fatta di sorprese e di sensazioni forti di ogni tipo. Cosa altro aggiungere, se non l’invito a sperimentarne l’ascolto?

Voto: 8.5/10
Marco Prina
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