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24 agosto 2014 ,

Tom Ovans

LAST DAYS ON EARTH

2014 - Floating World - 2 CD
[Uscita: 03/03/2014]

 tom-ovans-last-day album cover                                                 # Consigliato da Distorsioni

Tom Ovans  è un magnifico songwriter di Boston, MA . Peccato che lo sappiano in pochi. Quando si parla di lui cala sempre una fitta nebbia. Non ha un sito web ufficiale, nella pagina della sua etichetta, la Floating World troviamo solo scarne notizie, per non dire inesistenti ed ovviamente i social networks sono quanto di più lontano dal suo mondo. Le uniche informazioni che possiamo reperire a questo punto sono frutto delle rare interviste concesse in oltre 20 anni di dura carriera. A spasso per il web qualcosa traspare e sono soprattutto parole d'amarezza e disillusione. Ha lasciato la sua città natia a 18 anni, ha vissuto a lungo come un perfetto troubadour, viaggiando in lungo e largo negli Usa, facendo lavori di fortuna, dormendo dove capitava, sulla spiaggia a Big Sur, nelle strade del Greenwich Village con solo le stelle a fargli compagnia. Si narra che nei primi anni settanta abbia visto all'opera grandi artisti e loner come lui, Tim Hardin e Phil Ochs nei giorni in cui frequentava il noto Gerdes Folk City. Adesso ha trovato un pò di stabilità dopo tanto correre da una parte all'altra del continente a stelle e strisce, grazie anche alla moglie Lou Ann Bardash, pittrice e spesso sua produttrice esecutiva. 

 

Tom Ovans4Ma sembra sempre che il suo obbiettivo nel mondo della musica sia quella di mantenersi al di fuori dello show business, da contaminazioni di qualsiasi natura. Poche notizie quindi, poco viene divulgato, ma per fortuna c'è la musica che parla per lui. Come quella contenuta nei 2 cd di questo straordinario "Last days on earth", 2 ore complessive ed uno dei migliori dischi solisti usciti dall'inizio del nuovo millennio. Che Tom non sia un novellino - viaggia sulla sessantina – è certo: basta dare un occhiata alla sua discografia, ricca di un'altra decina d'episodi prima di quest'ultimo lavoro, di gran lunga il suo apice artistico. Il degno coronamento di una carriera artistica maturata in gran parte in Texas, ad Austin, storicamente lo stato Usa più congeniale per storyteller malinconici e col cuore grande. La stessa copertina  di "Last days on earth" ci mostra un uomo appartato nel suo soggiorno, le dita sulla chitarra ma che non ha il viso rivolto all'obbiettivo, quasi che il mondo intorno non fosse cosa che lo riguarda. Nessun titolo, nessuna dicitura riporta il suo nome. Non è da meno il libretto interno che quantomeno riporta i testi delle 34 canzoni, tutte scritte e composte dallo stesso Ovans. E qui scopriamo che il nostro eroe dimenticato parla di donne, d'amori perduti e forse ritrovati, di droghe, di squallide stanze di motel ai margini della città, di treni che passano, di autostrade che ti portano da un capo all'altro degli States.

 

Tom Ovans 1Insomma il perfetto campionario da sognatore americano, magicamente sospeso fra il Jack Kerouac stradaiolo ed il Bruce Springsteen imprendibile di "Nebraska". Pochi istanti dopo che Robert Zimmerman diventò una celebrità i mass media di mezzo mondo si sono sempre distinti per la caccia al suo successore: se c'è un artista che meglio ha incarnato lo spirito del menestrello di Duluth, quello non può essere che Tom Ovans. Uno stile compositivo d'altissimo livello il suo, una facilità di scrittura incredibile e poi c'è quella voce. Il cuore ha un sussulto, è come se il Bob Dylan periodo 62-64, quello prima della svolta elettrica,  fosse resuscitato dentro i solchi di questo disco dell'uomo di Boston. Impressionanti appaiono le similitudini fra i due: basta anche solo l'inizio con Roll on e ci si illude di ascoltare l'ennesima uscita delle famose “Bootleg Series”. E' difficile fare la cronistoria di un disco così ricco di episodi: sul primo disco, quello con la spina dorsale più elettrica, abbiamo Except me e California's not what it use to be,magnifiche, due sofferte ballate, che rimandano al Tom Waits degli inizi. 

 

Tom+OvansI pezzi che inevitabilmente rimandano a Mr Zimmerman sono invece Where the streetlights slow, con tanto d'armonica, War, Never show e Sleeping with the boss, con i suoi controcanti che rimandano al Dylan che bussava alle porte del paradiso. La title track, Last days on earth, ha un reading da brividi, si parla del desiderio di farla finita, aspettando un angelo della morte che ti porti via. Lonesome Train è una sorta di blues paludoso, Baby Joe's blues è un lento per voce e chitarra come non se ne sentivano da un pezzo. Ascolti Northlands e la stessa Caroline - che magari è solo un dolce ricordo di qualche creatura incontrata in qualche motel della periferia Usa - e quando entra quell'armonica si è assaliti da una sensazione di gioia mista a malinconia. Tutte canzoni che vengono dal profondo dell'anima. Ma Ovans-2siamo solo a metà. Ci sono ancora 16 pezzi per un'altra ora di magnifica musica, acustica, voce, chitarra e poco altro. Ancora Dylan fa l'occhiolino in A drink and a car, Streets of Rome, Kiss me softly, con inserti vocali praticamente identici al maestro, e  Tears of love che sembra proprio un accostamento voluto al quasi omonimo brano di Bob (Tears of rage ndr.). Babe, Tell her, Still ain't bound e Beautiful lady sono tutte splendide canzoni, molto vicine allo spirito dei grandi texani del passato come Townes Van Zandt e lo stesso Guy Clark. Capolavoro assoluto.

Voto: 9/10
Ricardo Martillos

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