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16 novembre 2018 , ,

Cloud Nothings

LAST BUILDING BURNING

2018 - Carpark Records
[Uscita: 19/10/2018]

Stati Uniti  #consigliatodadistorsioni  

 

cloud a0146488465_16Destino ingrato e compito gravoso quello capitato ai Cloud Nothings. In un’epoca nella quale il rock, o comunque vogliate chiamare quel vecchio caro sport praticato con chitarre-basso-batteria, è ai minimi storici di appeal e di importanza sociale, alla band guidata dalla voce scorticata e dalle angosce esistenziali di Dylan Baldi è stata affibbiato il ruolo di ultimi giapponesi nella foresta. Un po’ perché al contrario della maggior parte delle rock band attuali possono contare su una fan base (relativamente) giovane come loro, kids che si identificano nelle canzoni e nei tranche de vie sputati fuori da Baldi e soci come raramente accade di questi tempi. E molto perché la musica dei Cloud Nothings mantiene quelle che dovrebbero sempre essere prerogative del miglior rock’n’roll: ferocia, impatto, poche smancerie e volumi al massimo. Poi d’accordo, ci vogliono anche le canzoni, ma quelle nei dischi della band americana ci sono sempre state, benché sembrino virtualmente indistinguibili tra loro. I ragazzi di Cleveland hanno un talento particolare nel modulare la furia sonora con intuizioni melodiche  e ritornelli che si prestano a essere cantati a squarciagola nei concerti, e questo nuovo disco lo conferma.

 

dylanVoluto passo indietro (o di lato) rispetto alle atmosfere più distese e tutto sommato poco convincenti del precedente "Life Without Sound", "Last Building Burning" torna alla formula vincente di album come "Attack on Memory" e "Here and Nowhere Else". La scaletta parte subito a mille con On an Edge: il mood è quello di uno che accelera per andare a schiantarsi contro un muro, e il cantato di Dylan Baldi (nella foto, live) torna a macinare angst come ai bei tempi. Leave Him Now apre uno squarcio melodico ed è il brano che forse rimane più in testa, nonostante il tema non sia dei più allegri (una disperata supplica nei confronti di un’amica affinché si tiri fuori da una relazione sbagliata, prima che capiti l’irreparabile). In Shame e The Echo of the World alzano nuovamente i giri, imboccando la cloud1corsia storica preferita dei Cloud Nothings: i tardi anni Novanta di Refused e Get Up Kids, band delle quali sembrano una crasi vivente. Ci sono poi, a svettare come un iceberg in un disco di poco più di mezz’ora, i quasi undici minuti di Dissolution, che parte come il classico pezzo da pogo sfrenato ma poi si allenta e si dilata in una lunghissima coda di feedback e batteria, che per qualche strano motivo riporta alla mente il Neil Young di "Arc". Non inventano la ruota, i Cloud Nothings, e a tratti la veemenza rischia di diventare caricaturale, ma se il rock di oggi, sfrattato dalla coscienza collettiva, ha ancora un tetto sotto cui rifugiarsi, forse è in dischi come questo. 

 

Voto: 8/10
Carlo Bordone

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