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12 maggio 2017

The Distractions

KINDLY LEAVE THE STAGE

2017 - Occultation Recordings
[Uscita: 12/05/2017]

Inghilterra 

 

Quando il secondo disco si è fatto attendere la bellezza di trentadue (!!!) anni, pubblicarne uno a meno di cinque di distanza da quello può significare solo una cosa: hai urgenza di chiudere il discorso intrapreso nel giurassico 1980 con “Nobody’s Perfect” (in mezzo: “The End Of The Pier”, 2012), e se il titolo è  “Lasciare Gentilmente Il Palco” non ci sono dubbi circa la definitività di tale chiusura. È proprio quello che succede ai Distractions, gruppo formato nel 1975 dal cantante Mike Finney e dal chitarrista Steve Perrin, entrambi tuttora alle redini del progetto assieme al più “recente” Nick Halliwell, e approdato al debutto discografico dopo cinque anni di gavetta: i mancuniani hanno annunciato che questo sarà il loro ultimo album e, alla luce della bontà della proposta, ci rimane in bocca quel sapore agrodolce che è un po’ il loro marchio di fabbrica. Un disco, questo, che reclama a gran voce la sua appartenenza al miglior Brit Pop dei primi anni ’80, quello che si aggirava dalle parti dei Felt, dei Josef K,  e di etichette quali Factory (che licenziò il loro primo singolo) e Creation, un suono che credevamo smarrito ma che riacquista un senso a quasi quarant’anni di distanza, con meno frenesia punk, leggermente rallentato ma credibile, con quel tipico timbro baritonale della voce e quelle chitarre terse e melodiche.

 

A Few Miles More ci introduce immediatamente in quel mondo, sin dalla prima pennata su una chitarra acustica, punteggiata da un’elettrica, ritmo leggero, cori in sottofondo, e mia madre che mi chiede quando penso di iniziare i comp… Ops! Mi son lasciato trasportare un tantino. Ma non pensiate che si debba essere over 50, per apprezzare queste atmosfere, perché questa non è un’operazione nostalgia: le canzoni sono ben scritte, i suoni aggiornati e gli arrangiamenti riservano sorprese sottotraccia (i fiati della favolosa Wake Up And Kiss Me Goodbye). Qua e là fa piacevolmente capolino il folk (Nowhere, Tell Them I’m Not Here), così come la lezione dei grandi songwriter inglesi (il bellissimo congedo rappresentato da The End Of The Pier, brano che porta lo stesso titolo del disco precedente), a nobilitare ulteriormente la proposta. Per gli amici di una vita è ora di andare in pensione, ma la commozione è tanta: un piccolo, grande disco. 

 

Voto: 7/10
Massimo Perolini

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