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8 marzo 2012 , ,

Lilith & The Sinnersaints

KIND OF BLUES

2012 - Alpha South/Audioglobe
[Uscita: 29/02/2012]

# Consigliato da DISTORSIONI

A quattro anni dal precedente “The Black Lady And The Sinnersaints”, esce il nuovo lavoro di Lilith & the Sinnersaints “A Kind Of Blues”. Undici brani e la collaborazione, sia a livello compositivo che esecutivo, di vari ospiti (Luca Giovanardi dei Julie’s Haircut, Ferruccio Quercetti dei Cut, Pier Adduce dei Guignol, Paolo Apollo Negri del Link Quartet, Nicola Faimali della band di Dente). Lo dico subito: Lilith e suoi Santi Peccatori sanno già attirare la mia attenzione a partire dalla scelta dei titoli, omaggiando due capolavori assoluti in ambito jazz, l' immortale album di Charles Mingus quattro anni fa ed ora, l'altrettanto imprescindibile "Kind Of Blue" di Miles Davis. La prima volta che ascoltai la band fu dal vivo e l'inevitabile gioco dei rimandi che assilla noi musicomani mi portò a tracciare un parallelo fra la voce di Lilith e quella di Thalia Zedek, chanteuse di Live Skull e Come. Il timbro, l'intensità, le carezze blues contrapposte ad una certa ruvidezza punk mi sembravano simili, così come la pienezza emotiva che riesce a stare in bilico, non si sa come, fra litania funerea e rituali voodoo al rallentatore, il tutto senza scordare la provenienza inequivocabilmente garage.

 

Ecco, ascoltando questo nuovo lavoro, quelle sensazioni ritornano soprattutto nei brani più crepuscolari (Lo faccio per te, Jimmy il portento) che si contrappongono al  garage-punk di Mr. Know it all, un brano essenziale e diretto come un destro in faccia, con il suo riff  basilare e granitico. L'omaggio al passato punk passa anche attraverso la bella rilettura di Lazy dei Nuns, ma la gamma di sonorità, generi e stili che la band propone è davvero ampia; così troviamo una Baron Samedi (un vecchio brano dei Not Moving) notturna e liquida a fianco di La notte di Adamo (l' amore per la tradizione), mentre più avanti spunta la cover di Ghetto degli Statuto, qui in versione acustica. E per chiudere questo viaggio nella musicalità di Lilith, non si poteva terminare in modo migliore: Love in vain di Robert Johnson, un  blues profondo come la notte. Che dire? Disco immediato, essenziale e intenso, molto intenso. Proprio come deve essere un lavoro che racconta i propri amori musicali, che qui, lo ripetiamo, passano con tranquillità e sicurezza dalla canzone d' autore, ai sixties, dalle lontanissime radici nere all'urgenza punk, sempre con quella giusta emozione nella voce, quel tocco appassionato sugli strumenti che annulla la distanza fra chi suona e chi ascolta. Insomma, quello che si chiede ad un bel disco rock-blues.

Andrea Fornasari
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