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10 marzo 2012 , ,

Terry Malts

KILLING TIME

2012 - Slumberland Records/Goodfellas
[Uscita: 21/02/2012]

# Consigliato da DISTORSIONI

I californiani Terry Malts fanno una cosa assai semplice quanto efficace: convolano a nozze, in nome del divertimento e del ‘passatempo’,  Jesus and Mary Chain e Ramones, prendendo dagli scozzesi il rumore bianco e confondendolo con il beat potente e veloce dei newyorkesi: il risultato è un punk rock essenziale e travolgente che si infrange inesorabilmente contro un muro di suono implacabile. Se il rimando all’altro (storico e riuscitissimo) matrimonio, quello tra il produttore Phil Spector e gli stessi Ramones avvenuto in quel capolavoro che è stato (ed è ancora) “End To The Century”, non vi fosse ancora balzato a memoria, ci pensano le continue interferenze radiofoniche poste tra un pezzo e l’altro dell'album (alla fine di I’m Neurotic viene trasmessa anche un frammento rallentato di California Girl dei Beach Boys, guarda caso); se poi ci aggiungete che, il bassista e cantante del trio, Phil Benson, ha la voce identica al mai troppo compianto Joey e che i due estremi, l’attitudine scanzonata punk e lo strepito di fondo, in fin dei conti si sposano perfettamente e il frutto palesa equilibrio ed originalità, il cerchio si chiude e tutto diventa cosa buona e giusta.

 

La differenza sostanziale con i Ramones sta nelle liriche; se quelle degli scapestrati newyorkesi eran adolescenziali e demenziali, qui si cerca di allargare i confini con una schietta denuncia sociale. Come ad esempio in Mall Dreams, dura accusa al capitalismo: ‘Chi credi di essere se tutto ciò che fai è consumare?’ o nella cinica invettiva antireligiosa di No Sir, I’m Not a Christian: ‘una preghiera non ascoltata resta aria vuota’, che si risolve in una personale filosofia: ‘c'è vita e c'è la morte, vivo la mia vita, faccio del mio meglio’. Esattamente in linea con l’etica punk invece, il Merceybeat rovinoso di Can’t Tell No One: ‘la gente cerca di dirmi quello che pensa sia giusto per me... ma io non li ascolterò, non seguirò i loro consigli, davvero non lo farei in nessun fottuto caso’, mentre riguarda la sfera personale, la sarcastica No Big Deal, collocata a conclusione dell’album e  cantata con voce cupa e fatalista: ‘nessun problema, mi hai solo strappato il cuore’.

 

Sostenuti da una ritmica serrata, i quattordici brani, viaggiano possenti e scorticati come ganci veloci e ben assestati che mettono al tappeto subito alla prima ripresa; gli arrangiamenti, grazie al noise delle chitarre, diventano corposi come una birra a doppio ‘malto’e i ritornelli, irresistibilmente coinvolgenti, fanno arrivare gli invitati, alla fine del rituale, ubriachi e afoni. A celebrare l’avvento la solita benemerita Slumberland Records, che benedice tutti al motto di: 'Gabba Gabba Hey, Terry Malts!'

 

Antonio De Luca

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