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2 luglio 2013 ,

Andrew Stockdale

KEEP MOVING

2013 - Universal
[Uscita: 10/06/2013]

stockdaleCi sono artisti (o band), che rimangono fedeli in maniera quasi maniacale al loro stile, facendolo diventare una sorta di  marchio. E' una scelta che ha lati positivi e negativi; nella musica é una tendenza  pericolosa  e  allo stesso modo coerente. Andrew Stockdale rientra nella categoria degli artisti fedelissimi ad un genere, ad una corrente, ad uno stile, probabilmente anche di vita e non solo artistico. A molti il nome in questione forse non dice nulla, perché fino a qualche tempo fa Andrew si celava dietro il progetto Wolfmother, un trio che giá allora di band aveva ben poco, visto che l'ideatore, autore dei brani (musica e testi) oltre che chitarrista e cantante, era (pare che i Wolfmother abbiano terminato la loro breve storia) proprio Stockdale. Quando arrivarono sulle scene - un paio di anni fa o poco più - i Wolfmother sorpresero gli addetti ai lavori e non. Sembravano usciti direttamente da una macchina del tempo, fermatasi in corrispondenza dei meravigliosi anni ‘70, almeno musicalmente parlando. Due dischi all'attivo, molti pareri positivi e altrettanti negativi, poi qualcosa cambia, Stockdale mette di fatto fine all'esperienza Wolfmother e riparte da solista, dando alle stampe "Keep moving" (uscito ufficialmente in giugno 2013). Album che secondo alcuni sarebbe dovuto essere il terzo della band e che invece diventa quello di debutto dell'artista australiano. In effetti ascoltando "Keep moving" è come sentire i Wolfmother, in particolare quelli del disco omonimo d'esordio (maggiormente istintivo e grezzo rispetto al secondo “Cosmic egg”).

 

Keep moving è un disco dalle sonoritá altamente vintage, graffianti, psichedeliche e la voce sempre più efficace di Stockdale raggiunge in questo lavoro l'apice. Alcuni brani come Years of the dragon, Meridian e Ghetto, e in generale le prime otto/nove tracce, sono pezzi di puro hard rock (a tratti stoner), con un groove adrenalinico che scuote letteralmente. Altri, Keep Moving o Standing on the corner sono brani nei quali vengono sapientemente frullati blues, folk, rock- ballad, targati rigorosamente 60/70. Un disco diviso virtualmente in due parti, nelle quali si fondono le due anime (dura e soft) dell’artista di Sidney. Stockdale si muove come tra le stanze di casa sua, tra sonorità (chitarre nervoseAndrew Stockdale e l’immancabile sound di un organo retrò, elemento fondamentale di un certo tipo di mood) che hanno fatto scuola; e per gli appassionati del genere ascoltare questo album  significa fare un tuffo deciso nel passato. Nonostante Keep moving  appaia troppo lungo - sedici le tracce - non stanca, e quasi non ci si accorge che molti brani suonino un tantino simili, non danno l'impressione di grande fantasia. Questo in effetti è il difetto attribuito varie volte all’artista, la mancanza di creatività e l'eccessivo legame ad un passato (musicale) ben conosciuto. E' stato accusato di plagio eccessivo e di copiare troppo band come Led Zeppelin o Black Sabbath: pensiamo che la personalità dell’artista sia comunque evidente nel disco. Si spera solo Stockdale non abbia già detto tutto nella sua luminosa e breve carriera.

 

Voto: 7.5 /10
Sisco Montalto

Andrew Stockdale    

 

Tracklist

 1. Long Way To Go - 2. Keep Moving - 3. Somebody's Calling - 4. Vicarious - 5. Year Of The Dragon - 6. Meridian - 7. Ghetto - 8. Suitcase - 9. Of The Earth - 10. Let It Go - 11. Let Somebody Love You - 12. She's A Motorhead - 13. Standing On The Corner - 14. Country - 15. Black Swan - 16. Everyday Drone


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