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22 giugno 2014 , ,

Kasabian

48:13

2014 - Sony Music
[Uscita: 10/06/2014]

kasabian-48-13-album-cover-1024x1024I Kasabian vogliono aprire una piccola breccia anche nei cuori più duri di chi continua a prenderli in giro come “la brutta copia degli Oasis”. Come per tante altre band nate dal niente, spinte solo da un fortunato misto di casualità e amore per la musica, dopo un certo numero di dischi arriva il momento di tirar fuori il proprio stile. Quel momento in cui le influenze, anche le più ingombranti, lasciano il posto alla personalità, unica carta vincente per il successo. E quel momento non è ancora arrivato. Al loro quinto disco, pubblicato da Sony Music, i Kasabian continuano a fondere il rock alla musica indie e alla tanto amata elettronica, ma ascoltando “48:13” si ha l’impressione che la vera identità del gruppo non riesca proprio ad affermarsi. 13 tracce, stampate in bella vista su uno sfondo fucsia acceso, tutte contrassegnate dalla durata, più che dal titolo. L’idea dei 48 minuti e 13 secondi è arrivata quando l’album era ancora in fase di sviluppo, e ha quindi imposto la necessità di dosare strofe e assoli per rispettare i tempi. Nonostante tutto, il disco è piuttosto coinvolgente.

 

Uno degli episodi più convincenti è Glass, un pezzo intriso di malinconia, che parla dell’insicurezza dell’uomo, della fragilità dell’esistenza, in modo diretto, puntando dritto alle emozioni. E poi Treat, il clou del lavoro: un immaginario notturno e allucinante, in cui l’ispirazione a Giorgio Moroder si fa così evidente da fare invidia ai Daft Punk. Quasi sette minuti del meglio del rock futuristico e dell’elettronica fuso insieme in un solo brano, forse l’unico per cui valga davvero la pena comprare l’album. La band ha più volte specificato che questo sarebbe stato il disco dikasabian-nuovo-album-2014-580x350 rivalsa contro le critiche passate, quello che avrebbe finalmente dimostrato al mondo che i Kasabian non sono più una band per ragazzini, che ora sono maturi e pronti per il gioco pesante. Ma l’ansia di rinnovamento e la corsa contro il tempo non hanno giocato a loro favore, penalizzando un po’ un buon album. Gli arrangiamenti ridotti all’essenziale e l’accostamento di elementi punk e elettronici, studiati per il puro intrattenimento, sono comunque riusciti a fare di 48:13 un album che in qualche modo sorprende e affascina, un ottimo modo per tener calme le acque in attesa di un presunto capolavoro.

 

Voto: 6/10
Simona Scardino

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