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31 ottobre 2013 , ,

Paavoharju

JOKA SINÄ TULET TÄNNE ALAS TAI MINÄ NOUSEN SINNE

2013 - Svart Records
[Uscita: 18/10/2013]

Paavoharju JOKA SINÄ TULET TÄNNE ALAS TAI MINÄ NOUSEN SINNE# CONSIGLIATO DA DISTORSIONI

 

Mancavano dal 2008 i finlandesi Paavoharju, dal bellissimo “Laulu Lakson Kukista” fantastico folk psichedelico sperimentale intriso di misticismo e spiritualità, l’album, era uscito per l’etichetta finlandese Fonal, un catalogo ricco di sorprendenti scoperte, fra le ultime i dischi di Lau Nau, recensito da noi e quello di Ignatz, di cui ci occuperemo presto. Ma per questo loro ritorno i Paavoharju cambiano etichetta ed escono per la Svart Records di Turku, label orientata soprattutto verso il metal, scelta che prelude ad un discreto cambio di rotta della band finlandese. E che cambio! Ho fatto un non troppo metaforico salto sulla sedia quando dopo il primo brano Metsän Hämärä, un canto sciamanico profondo, alternato a misteriose voci femminili e a una voce narrante che sembra provenire dalle viscere della terra, attacca il secondo pezzo Paatsatkin Kuolevat e dopo pochi secondi eccoti partire un bel rap, l’effetto dopo il disorientamento iniziale, è davvero strano, su una base musicale che privilegia i toni gravi e profondi si innesca un raggelante incrocio fra i cori aerei e lirici delle voci femminili e l’hip hop tenebroso del rapper finlandese Paperi T. Per chi conosce i precedenti loro dischi, nulla poteva apparire più alieno dalla musica agreste, nutrita dalle asperità di una natura selvaggia e dalle ansie mistiche dell’hip hop, musica urbana per eccellenza, eppure la scommessa è stata vinta.

 

 Perché la cifra stilistica di questo nuovo lavoro del collettivo finnico che ruota intorno alla figura di Lauri Naula, sue le musiche e la cura del prodotto finale, è data da un suono scuro, atmosfere inquiete e conturbanti, pare che il disco sia incentrato intorno al tema dell’alienazione, paesaggi sonori insoliti in cui l’elettronica ci proietta più verso il passato e il mondo ancestrale che verso il futuro, un mondo irrisolto e pieno di contraddizione, una musica che continuamente cambia strada, le melodie folk che incantevoli si innalzano verso il cielo finiscono poi strozzate da rumori e field recordings plumbei e nevrotici, i cori celestiali si infrangono contro uno spoken word ansiogeno e molto dark, e mentre tutto rischia di precipitarci in un mondo di incubi e angosce ecco magari arrivare canti religiosi e misticheggianti a darci un po’ di conforto. Perché i nostri sono un gruppo cristiano, in cui l’elemento religioso ha la duplice natura della severità luterana e delle tradizioni sciamaniche misteriose della loro terra. Esemplare per esempio Tattarisuo 1931, incredibile brano in cui su un tappeto di suoni distorti e rumori che sembrano provenire da lontane stazioni radio spaziali assistiamo a un botta e risposta fra le litanie religiose della band e il rap di Paperi T.

 

Tattarisuo è una palude dove  Paavoharju hanno costruito una sauna nella quale hanno registrato parti del disco, ma anche per le altre hanno scelto una serie di edifici abbandonati in perfetta sintonia con l’aspetto misterioso, criptico, suggestivo di una musica che disorienta, sconcerta e affascina allo stesso tempo e sembra nutrirsi dei detriti della nostra epoca Certo aiuterebbe la conoscenza del finlandese, ma qui possiamo dirvi solo che il titolo è una citazione di un ministro del culto di Tampa e suona così: «O scendete qui, o salirò lì» e invitarvi ad accostarvi all’universo musicale di qusti moderni sciamani, potreste restarne irretiti.

Voto: 7.5/10
Ignazio Gulotta

Paavoharju

 

 

 

 


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