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20 dicembre 2013 ,

TOY

JOIN THE DOTS

2013 - Heavenly Recordings
[Uscita: 09/12/2013]

toyQuanto divertenti sono i britannici Toy e come riescono ad essere ispirati e al contempo calligrafici, senza che ciò risulti disprezzabile, anzi. Essi appartengono ad un  novero di gruppi di maniera (tipo The Horrors), che palesando riferimenti di genere e rimandi a scene più o meno hype, lo fanno con levità e freschezza tali da risultare vere e proprie trappole di consenso. Tanto è il successo raccolto in ambito indipendente o dipendente a tempo indeterminato, come gli stili r’n’r sempiterni e  nobilissimi, a cui per scelta essi attingono. Toy, quintetto di Brighton, giungono ad un secondo album, "Join The Dots", che si pone come ideale continuum rispetto al debutto, l’acclamato "Toy" ( Heavenly, 2012). Non c’è soluzione di continuità tanto che il nuovo titolo potrebbe proporsi come disc two di un coeso artistico fatto di pulsioni kraut, brit pop, shoegaze, post punk, aggiungeremmo pure paisley underground e new wave a piacere. Si faccia conto che l’aureolante approccio iniziale, titolato Conductor è uno  strumentale di 7 minuti 7 costituito da tipico lessico deutsche welle, cosmico e articolato quanto una trance-motorik delle più concentrate e stordenti, molto ben concepita, quanto il salto che da essa conduce allo psycho sballo diYou Won’t Be The Same, orecchiabile e pop come l’offerta di una meringa rosa;  tanto che ad essa si collega As We Turn che,  come per la track precedente, a noi visionari ricorda in qualche modo i Rain Parade, forse per nostalgia repressa.

 

Toy-Join-the-dotsPoi ci troviamo in altra cavalcata krauta, Join The Dots, carica di basso pulsante e tastiere dispiegate e cascate distorte di chitarre rifrangenti su rocce shoegazing (non si contano gli arcobaleni); seguono tracce indie quali To A Death Unknown e Endlessly specialmente fragranti, tali da rinfrescare il divenire di un album sempre più convincente; It’s Been So Long è ancora deriva  shoegaze che, come per altre tracce, non può non richiamare l’impronta melodica degli indimenticati Ultra Vivid Scene, così come Left To Wander consente ai Toy di dispiegare un potenziale airplay di tutto rispetto, facile a nostri facili innamoramenti; Too Far Gone To Known è il senso tastieristico della wave trascinante che preferiamo; a concludere Frozen Atmosphere eFall Out Of Love (ridondante il giusto), brani che nulla aggiungono e nulla tolgono al conclamato valore  di un album consigliabilissimo. Toy quindi, un gruppo che si conferma credibile, autore di strenna sonora francamente appagante, da donare ad amici e parenti per un Natale ricco di riverberi romantici e comete da captare via radio telescopio. Auguri e orecchie tese a tutti.

 

Voto: 7/10
Marco Prina

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